Abolire l’impossibile

di Stefano Tieri

In questi giorni di campagna elettorale possiamo ascoltare, come vuole la migliore tradizione italica, le promesse più roboanti e disparate provenienti da coloro che si candidano a governare il paese. C’è chi ha proposto di abolire il Jobs act (così quel Berlusconi che per anni ha cercato di farlo passare sotto altri nomi – appena se n’è reso conto, infatti, è arrivata la smentita), chi di abolire la legge Fornero (come la leader di Fratelli d’Italia Meloni, che a suo tempo la votò), chi ancora l’abolizione dell’obbligatorietà dei vaccini (figuriamoci se Salvini si faceva scappare un’occasione tanto ghiotta), c’è chi ha proposto di uscire subito dall’euro (Also sprach Di Maio, anzi no), chi di abolire il canone Rai (quello stesso Renzi che, pochi anni fa, lo inserì nelle bollette della luce), chi di eliminare le tasse universitarie per tutti (così Grasso, che in tal modo pare dimenticarsi di come la tassazione progressiva sui redditi sia – stata? – una battaglia di sinistra).

Si potrebbe continuare a lungo l’elenco, ma per ora mi fermo, e anzi rilancio. Vogliamo essere veramente sovversivi? Facciamolo bene.

Aboliamo i partiti (perché tra Simone Weil e i leader politici di cui sopra non ho dubbi su chi scegliere); già che ci siamo aboliamo anche il Parlamento (non si sa mai); e quindi la Presidenza della Repubblica, avendo già abolito a suo tempo la monarchia. Aboliamo le forze di polizia, l’esercito, la Nato – e ogni tipo di arma, da fuoco o bianca che sia. E che dire delle carceri? Abolire anche quelle, insieme ai magistrati e ai tribunali – Kafka e Foucault ci hanno sufficientemente insegnato ad averne il terrore. Aboliamo quel che resta dei manicomi, ogni forma di contenzione (fisica o chimica), gli ospedali, e – possibilmente – le malattie. Aboliamo gli allevamenti animali intensivi, a meno che non siate disposti a viverci voi stessi coi vostri animali domestici (in questo caso possiamo chiudere un occhio).

Aboliamo il clero, e insieme a loro chiunque ritenga di avere la Verità rivelata sul mondo. Non preoccupatevi: le chiese possiamo salvarle, almeno quelle architettonicamente belle. Aboliamo invece i confini politici (bastano quelli naturali). E ancora: perché fermarsi all’abolizione dell’euro? Siamo seri: il problema è il debito, quindi il denaro tout court. Abolirlo subito, torniamo al baratto e non se ne parli più. Un #ciaone quindi a banche, assicurazioni, polizze, rate e a ogni pratica di strozzinaggio. E anche i tanto vituperati vitalizi sono così sistemati.

Sul fronte delle tecnologie, aboliamo i social media, quegli “spazi pubblici di proprietà privata” che capitalizzano su una nuova forma di denaro – i nostri dati. Per lo stesso motivo, possiamo fare a meno anche di Google. E, caro Renzi, perché limitarsi ad abolire il canone Rai, quando possiamo abolire direttamente la televisione? Converrai anche tu che, vista la qualità dei palinsesti, ne gioveremmo tutti.

È stato già abolito l’articolo 18, ma siamo ancora in tempo ad abolire il lavoro, così superiamo in un colpo solo legge Fornero e Jobs act. Un colpaccio. Superata la servitù salariata, resta il problema di cosa fare del troppo tempo libero? Che sarà mai: aboliamo gli orologi da polso, a pendolo, a muro, quelli analogici e quelli digitali – fuori dalla dittatura del tempo lineare, subito. Oltre al problema del tempo, dovremo occuparci anche delle stagioni: le mezze pare siano state già abolite da un decreto regio, ma restano pur sempre quelle intere con cui prendersela. Dite addio alla canicola agostana e al gelo gennaiolo. Come dite? Non esiste la parola “gennaiolo”? Figuriamoci: con tutti i problemi che ci davano i congiuntivi, abbiamo finalmente l’occasione di abolirli, insieme alla grammatica e al dizionario. Liberi tutti.

Ma soprattutto, e prima di ogni altra cosa, dobbiamo risolvere un problema che rischia di far saltare tutti i cambiamenti proposti finora, ribaltandoli nel loro opposto – l’oppressione, l’asfissia, il totalitarismo. Con il primo decreto della nuova legislatura dovremo abolire ogni forma di serietà e pesantezza. Per dirla con Cortazar: meno famas, più cronopios. Perché anche le cose serie sono più belle e vere, se dette col sorriso sulle labbra.

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