Chi siamo

Trieste, autunno 2010. I sempre facinorosi studenti dell’Università sono in fibrillazione a causa della riforma Gelmini e per gli ennesimi tagli al sistema accademico previsti. Per protesta occupano i dipartimenti di Fisica e Storia, organizzano cortei lungo le vie del centro città e conferenze su conferenze per cercare di convincere i dubbiosi di quanto tagliare sull’istruzione fosse una scelta poco lungimirante, specie in un Paese dove l’analfabetismo di ritorno – per non parlare di quello d’andata – miete più vittime della televisione. Ma tutto ciò, com’era (forse) prevedibile, non riuscì a bloccare quella che, ostinatamente, qualcuno continuava a chiamare in modo pomposo “riforma”.

La protesta non riuscì a fermare la legge Gelmini, è vero, ma nelle lunghe notti passate nei dipartimenti occupati, al freddo di un sacco a pelo e con il riscaldamento che funzionava a singhiozzo, nacque qualcos’altro. Amicizie, amori e, più in generale, legami umani, si fondarono su un amalgama di idee e ideali diversi, ma con una costante comune: il bisogno di dar vita a una società diversa, in cui la cultura (una cultura critica verso l’attualità che abitiamo troppo spesso con sguardo assopito) non fosse relegata ai margini ma prendesse forma nelle azioni quotidiane.

Tra gli studenti che occuparono per mesi il dipartimento di Storia, venti di loro decisero di gettarsi nella folle idea di fondare un periodico culturale, il cui nome – Charta Sporca – venne preso in prestito da una poesia di Pier Paolo Pasolini.

Nell’ottobre del 2011 venne pubblicato il numero zero. In prima pagina, il manifesto:

chartasporcalogo“Tenderà a rimettere in discussione tutto, ché in definitiva mi rifiuto, sia inconsapevolmente che consapevolmente, a ogni forma di pacificazione”. Queste le parole di Pier Paolo Pasolini, che introducono la poesia il cui titolo è stato scelto come nome da questo periodico culturale. Sarà un foglio macchiato per le eccessive riscritture, correzioni, cancellature, figlie del dubbio che anima ogni uomo cosciente:

– siamo Charta da Cultura: tratteremo ogni aspetto della nostra epoca ma non ci limiteremo ad essa, poiché l’arte non ha tempo e qualsiasi passato è presente per chi sappia leggervelo. Faremo nostra l’ottica strabica, volutamente anacronistica, del viandante apolide per istinto.

– siamo Charta Bastarda: una ventina di studenti, che forma un gruppo eterogeneo nelle idee e nei principî, pronto anche a darsi contro l’un l’altro, sullo stesso foglio, noncurante delle profonde macchie d’inchiostro che porterà questo scontro tra penne.

– vogliamo sporcarci le mani, ogni pilatismo è bandito; né il politicamente corretto, ovunque annunciato e di cui si armano i pavidi, sarà di casa. Ognuno avrà il coraggio e la forza delle proprie idee.