DADP(di·stùr·bo/au·to·im·pren·di·to·rià·le/del·la/per·so·na·li·tà)

di CorMuni

Dicesi DADP l’irresistibile coazione a un indeterminato miglioramento del proprio valore-di-scambio sul mercato del lavoro. La persona affetta da DADP interpreta ogni momento della vita come una preziosa occasione per migliorare il proprio rating sociale. Il Dsm 666 classifica il DADP come l’unica sanità mentale possibile e come l’unica forma normale di rapporto con se stessi: l’unica che renda la vita davvero degna di essere vissuta. Il DADP è una speciale sindrome “positiva”, un fantastico team building di sintomi che hanno una vision chiara e ben determinata. Le prime attestazioni di questa fantastica pandemia si hanno a partire dal XVII secolo, registrano un’impercettibile impennata durante le seconda rivoluzione industriale, per esplodere a partire dal secondo dopoguerra e infettare nel terzo millennio la maggior parte della popolazione del mondo occidentalizzato.

Campo semantico e usi principali di “DADP” nel discorso comune:

[Mentre mangi un caco guardando distrattamente la tv] La persona con DADP può palesarsi di soppiatto e chiederti con tono sibillino ma stimolante “Ah! Ti piacciono i cachi? Ne sei appassionato? Hai mai pensato di creare una tua impresa di coltivazione e distribuzione di cachi? Ma perché sei così poco ambiziosa!? Ahh… ti manca proprio un po’ di sano DADP”.

[Dopo che sei arrivato in ritardo di dieci minuti al lavoro e il capo è “misteriosamente” venuto a saperlo] Il collega spione può apostrofarti dicendo “Scusa che ti ho infamato col capo, ma dovevo farlo… sai, io ho un DADP”.

[Quando stai conoscendo una tipa/un tipo e lei/lui vuole farti capire che è una persona degna di stima e di rispetto] “Eh sì, io non voglio mica finire a fare la cassiera alla Pam o lo spazzino, io merito molto di più, io c’ho un DADP, cosa credi?”.

Il DADP si manifesta spesso anche sotto forma di una vera e propria fobia nei confronti dei “mostri” che vivono con agio e serenità in una degna povertà. La persona con DADP tende irresistibilmente a vedere un’imperdonabile colpa nella mancanza di spirito autoimprenditoriale delle persone, soprattutto se povere. Una mancanza di iniziativa che la persona soggetta a DADP tende istintivamente ad associare alla “depressione” o a una più generale mancanza di “carattere”. Esempi dal linguaggio ordinario:

– “Ma come, sei in disoccupazione? Cioè, stai prendendo dei soldi per non fare niente e non stai cercando attivamente lavoro… Che schifo! Io li rifiuterei, mi sentirei umiliato! Non ho mai visto una persona così priva di DADP!”.

– “Cioè fammi capire, stai prendendo il sussidio di disoccupazione e non stai cercando lavoro dalla mattina alla sera? Ma non ti vergogni? Ma guarda te se uno che è povero, e non ha nemmeno voglia di mettersi in gioco, deve riuscire impunemente a non morire di fame mentre io – che c’ho il DADP! – sgobbo come un disgraziato tutti i giorni per far maturare le mie skills. Pazzesco! Mi vergogno di essere italiano!”.

– “Allora, cara mia, ora che hai finito gli studi/ti è scaduto il contratto il tuo lavoro d’ora in poi dovrà essere quello di cercare lavoro, solo così riuscirai almeno a farti venire quel DADP da cui, purtroppo, finora sei rimasta misteriosamente immune”.

Un altro sintomo specifico della sindrome alla base del DADP è l’abuso della parole ignorante/ignoranza, spesso accompagnato da un’autocelebrativa esagerazione delle proprie “competenze culturali”. Esempi nel linguaggio ordinario:

– “Ah guarda… oggi sono stato in edicola a comprare i giornali e c’erano tutti ‘sti ignoranti che compravano solo gratta e vinci, Tv sorrisi e canzoni, sigarette e giornalacci vari. Mah… certo che poi questa gente vota Salvini”.

[Collegando arbitrariamente e razzisticamente l’ignoranza ai lavori umili, ed entrambi ad una supposta “oggettiva” inferiorità morale] “Embeh! Cosa vuoi, un operaio che non vuole diventare qualcosa di più nella vita è ovvio che guardi solo la D’Urso e Uomini e donne, non arriverà mai a capire la profondità della vignette di Makkox o l’informazione di un Mentana”.

In certi ambienti regrediti e privi dei minimi requisiti civici (leggi autoimprenditoriali) oggi fondamentali per vivere correttamente con i propri simili, il termine è invece scioccamente usato al rovescio in senso parodistico e peggiorativo per deridere le felici e magnificamente integrate persone affette da DADP. Esempi nel linguaggio ordinario:

– “Ma perché continui a lavorare così sodo? Non ti sei accorto che il capo è andato in pausa? C’avrai mica un DADP?”

– “Abbiamo preso un caffè insieme per mezz’ora e quell’alieno col DADP non ha fatto altro che vantarsi delle nuove skills che ha maturato durante la sua ultima vacanza-stage non pagata…”

Un’ultima rara manifestazione del DADP è il delirio mistico da coincidentia oppositorum. Si verifica tipicamente quando una persona con DADP cerca senza successo di contagiare una persona ancora immune alla sindrome, come nel caso di molti colloqui di lavoro. La mistica coincidentia oppositorum da DADP si manifesta con discorsi assurdi, deliranti e autocontraddittori sorretti solo dall’idea fissa, dall’unico morboso scopo, di fare il lavaggio del cervello al povero cristo che sta cercando un lavoro. Esempio dal discorso comune:

DADP: Buongiorno, ti chiamo in merito alla candidatura per il lavoro di receptionist. Ho visto nel curriculum che non hai nessuna esperienza in questo ambito…

Persona sana [da ora in poi Ps]: No, perché?, cercavate qualcuno con esperienza?

DADP: Beh no, cioè anche sì, in effetti cerchiamo qualcuno che non ha mai fatto questo lavoro per formarlo da zero come vogliamo noi…

Ps: Ah bene quindi prima di iniziare possiamo fare qualche incontro e mi spiegate come svolgere le parti più tecniche del lavoro?

DADP: Eh, no, ecco... In realtà noi ti facciamo fare un periodo di formazione di sei mesi (a 400 euro al mese per 40 ore settimanali, ndr) e poi vediamo. Se sei abbastanza smart ti inseriamo nel nostro team

Ps: Sì, ma scusi, è un lavoro stagionale… la stagione dura al massimo sei mesi.

Dopo qualche giorno.

DADP: Allora hai considerato la nostra proposta di lavoro?

Ps: La vostra proposta? Volete assumermi allora?

DADP: No, perché tu non hai nessuna esperienza…

Ps: Ah ma quindi vuoi dire la vostra “proposta di stage”, non proposta di lavoro…

DADP: Sì, cioè, noi ti proponiamo un lavoro di stage formativo, ti diamo l’opportunità di crescere professionalmente con l’azienda…

Ps: aspetta, fammi capire, si tratta di un’offerta di lavoro o di stage? No perché un altro hotel mi assumerebbe normalmente anche senza esperienza, facendomi fare prima solo qualche giorno di formazione.

DADP: Beh, ma guarda che è un lavoro a tutti gli effetti… ed è anche uno stage. Dobbiamo formarti in questi sei mesi, perché noi durante la stagione non abbiamo nessuna intenzione di starti dietro come ai bambini, noi abbiamo bisogno di persone che sanno lavorare…

Ps: Eh, ma quindi avete bisogno di qualcuno che ha già esperienza, non di qualcuno da seguire passo passo per mesi…

DADP: Sì, cioè no, anche. Ma il punto è che con noi potrai davvero formarti professionalmente e sviluppare delle skills che ti rendano davvero appetibile sul mercato del lavoro…

Ps: Sì bon, ma scusa… visto che non avete tempo di starmi dietro, mi pare di capire che in realtà non avrò nessuno che mi affianchi e mi insegni durante lo stage… quindi sarò sfruttata per lavorare da sola, ma pagata come una stagista? Si tratta di questo?

DADP: Ma no no, ci saremo noi… sarai seguita passo passo.

Ps: Ma… se mi hai appena detto che…

La persona sana ormai è presa, risucchiata dalle spire mistiche del DADP. Tutte le strade portano al DADP, non sottrarti al DADP. È bellissimo.

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