Dopo la Befana ti lascio. Quando al pranzo di Natale la coppia arriva alla frutta

di Livio Cerneca

Nel mese di gennaio, dicono i matrimonialisti, c’è un’eccezionale richiesta di consulenze e assistenza per pratiche di separazione.

Ricerche condotte da psicoterapeuti e avvocati, infatti, indicano una correlazione tra crisi di coppia e festività di fine anno. Forse non occorreva servirsi di esperti tanto prestigiosi per giungere a questa scoperta e, sia detto tra noi, è comunque preferibile evitarli il più possibile anche in tutte le altre circostanze. Però ha qualche fondamento la constatazione che, quando tra due compagni di vita ci sono delle difficoltà, i pranzi solenni in famiglia possono assai peggiorarle.

La partecipazione obbligata al convivio, che di solito si tiene in salotti surriscaldati da candele, termosifoni e vapori di arrosto, sembra essere una delle principali cause di fratture insanabili nei rapporti sentimentali.

La pressione di assecondare il clima di forzata concordia richiesto dal periodo di Avvento può raggiungere livelli pericolosi, sia che ci si trovi in veste di padroni di casa che di invitati. Il secondo caso è, per le coppie giovani o di mezza età, quello più probabile.

Le ostilità sono in fase avanzata già prima dell’arrivo a destinazione.

I due si danno le spalle in silenzio, si sente solo lo scricchiolio delle buste di plastica che contengono bottiglie e pacchetti sigillati con fiocchi e nastri. Hanno litigato fino a pochi minuti prima, durante il tragitto in macchina, e ora sono nell’ascensore. Lui sospira, guarda in alto. Lei dà un colpetto di tosse nervosa fissando la pulsantiera.

Le porte automatiche si aprono, tintinnio di bicchieri, abbracci, baci sulle guance con labbra che le guance neanche le sfiorano, jazz, fermento in cucina.

Dicembre è il mese più stressante per coniugi e conviventi. Nelle settimane che precedono il Natale, una coppia su cinque prende seriamente in considerazione la possibilità di separarsi, alcune dubitando persino che la relazione arrivi a Capodanno.

I dissapori causati da questioni economiche rappresentano un’altra ragione che può condurre a rotture irreversibili, ma non ci si scontra solo a causa di spese eccessive per i regali e l’organizzazione di cene e veglioni. Anche il sovraccarico di lavori domestici, che grava in genere prevalentemente su uno dei due – quasi sempre la donna – scatena diatribe che mettono a rischio la stabilità del vincolo amoroso.

A tavola, tra suoceri, nuore, fratelli, cugini e zii, i due sono seduti agli antipodi. Quando qualcuno lo fa notare come se fosse una gran spiritosaggine, lei è costretta a dire le solite cose e finge di dirle per scherzo, oh, passiamo già troppo tempo insieme, ne approfitto per tenermelo fuori dai piedi per un po’, sono sicura che riuscirà a sopravvivere anche senza di me.

Nessuno ride, i crostini si raffreddano di colpo e, dopo un brindisi sbrigativo, il raschiare delle posate sfuma nelle chiacchiere al ritmo delle luci intermittenti sull’albero.

Non tutte le coppie in crisi partecipano ai banchetti natalizi. Alcune, più avvedute, si sono separate prima. Già verso fine novembre o i primi di dicembre hanno concordato di farla finita, anche per evitare l’obbligo formale di scambiarsi regali costosi e quasi sicuramente non graditi. Dover per forza donare qualcosa a una persona verso la quale si prova fastidio, rancore o rabbia produce un notevole volume di cianfrusaglie. L’anticamera del divorzio è uno sgabuzzino dove sono ammucchiati maglioni, radiosveglie, sex toys, cappelli, orecchini, cornici, calzettoni, più tanta altra roba acquistata svogliatamente e ricevuta con ancor meno entusiasmo.

È dunque con apprensione che ai due estremi della tavolata si attende l’apertura dei regali. Lui cerca di rilassarsi bevendo troppo, mentre lei non ha nessuna intenzione di rilassarsi, irrigidita com’è in una compostezza facciale da ventriloquo quando deve dire qualcosa per giustificarsi di aver lasciato tutto nel piatto o se una parente perfida la incalza bisbigliando che lui si è già scolato una bottiglia di Prosecco da solo. Può accadere però che i ruoli siano invertiti e sia lei a esagerare col vino, lasciando lui in un imbarazzato mutismo. Che entrambi si ubriachino accade raramente, ma è di buon auspicio. Tentare di ricucire gli strappi è più facile, se si scopre di avere ancora qualcosa in comune.

Le grandi bevute, l’aggressività accumulata e i baci sotto al vischio scatenano un’attività sessuale mediamente più intensa che in altri periodi, e anche le coppie con conflitti in corso si concedono qualche sgroppata supplementare, non necessariamente insieme. In uno sventolio di lenzuoli bianchi, gli amanti cercano una tregua che, nei casi disperati, non durerà molto. Al massimo fino alla Befana.

Trieste, 1965 –

(La nota biografica minima sopra riportata potrebbe essere soggetta a lievi rettifiche nell’evenienza di inaspettate e disdicevoli circostanze)

Commenti

  • Maria Cláudia Magnani

    Infatti le festività di fine anno sono catalizzatori di tante crisi familiari, non solo congiugali. I servizi di emergenze dell’ospedali qui registrano un numero molto maggiore di feriti dalla violenza nelle festività di fine anno: ferite da arma da fuoco, percossi, coltellate. Tutto questo tra fratelli, cognati, padre i figli, marito e moglie…ecc.

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