Il mio nome significa “battaglia”

di Solivagus Rima

Johann_Strauss_II

Cara Lettera,
non è affatto facile scrivere delle proprie passioni. Oltremodo difficile raccontare delle proprie ambizioni per iscritto. Sopratutto quando ogni parola che dirai potrà essere usata contro di te in futuro dai tuoi nemici e oppositori. Soprattutto quando non ti fidi assolutamente delle persone che ti stanno attorno e ti senti chiuso in una gabbia opprimente.
Potrebbe mai un padre costringere ad una prigione il figlio? Potrei mai perdere la vita? Vivere è poi tanto importante? Questo Danubio blu, che poi tanto blu non è, non mi può dare serenità. Tanta malinconia esce dalle sue acque opache e ad osservarlo, così grigio, mi verrebbe voglia di buttarmici dentro ed affogare. Affogare tutte le parole vuote che non riesco a dire. Il bancario? Come potrei fare il bancario?

Il mio cuore mi porta verso la musica. Quel tempo suddiviso in tre – quella sublime misura ternaria. Solo il valzer viennese mi può portare verso un rigoglioso futuro. Solo questo mi spinge a mettermi realmente in gioco. Oh, mio Dio! Dovrò presto esibirmi al “Café Dommayer”. Ne sarò mai all’altezza? La platea opulenta riuscirà mai ad apprezzarmi per le mie capacità? O l’ombra di mio padre mi sovrasterà e verrò deriso?

La mia vita è una battaglia. In questo momento sta piovendo, e mi verrebbe da dire che quasi quasi preferisco il brutto tempo al bel tempo. Riesco a comporre meglio. Più il tempo è brutto fuori dalla mia dimora e più sembra che in me ci sia lietezza; più il tempo è brutto all’esterno e più mi identifico con esso. Mi sto contraddicendo. Tutto ciò mi regala grandi emozioni ed amo stare al caldo in casa, mentre fuori il putiferio d’acquerugiola imperversa per poi trasformarsi in di acquazzoni. Mi concentro solo sul rumore della stufa che scoppietta e sulle mie emozioni, che in questi istanti sento più vive e intense che mai.
Amo la vita, in tutta la sua mestizia, in tutta la sua ingordigia dei miei momenti… amo la natura, lo sconvolgimento, la pace e tutto questo che si sgretola.

Tuttavia, mai metterei “parte” di me stesso, cioè quello che provo, nelle opere che compongo. Nessuno deve sapere come sto. Nessuno deve sentirlo a parte me… mi vergognerei. Scrivendo e componendo, desidero distrarmi, vagare per paludi deserte in cerca di un po’ di pace e d’allegria. Voglio solo armonia. Se in me ci sarà tempesta, nella musica metterò amore; se in me ci sarà odio, nelle mie opere sorgerà il sole. Vedo la morte perseguitarmi costantemente, temo ogni malattia.

Una volta andammo in vacanza in montagna, su un’altissima montagna, su un dirupo. Mi sentii soffocare e morire. Ho paura della morte. Ansia e paura. Ora, mi rivedo triste fra quei monti, solo io, mentre grido disperatamente con la mia voce stentorea. Nessuno mi sente, nemmeno io sembro sentirmi. In qualche strano modo, che non so spiegare, mi assale il timore della montagna e di tutto quello che le sta intorno, strapiombi e quant’altro. Poi, in un modo altrettanto assurdo, paragono la montagna alla mia vita, ripida e maestosa.

Ma la mia vita non è solo questo. Sia ben chiaro… I miei amici più cari conoscono bene il mio carattere, in tutte le sue sfumature. Sanno che sono anche molto allegro e giocondo… ma mai, ahimè, spensierato. Vivo sempre alla giornata e mai tradirei gli amici. Non sopporto il tradimento e non riesco nemmeno a capire come possa esistere… Mi dicono che sono timido, spesso ingenuo, talvolta autoironico, ma la verità è che, in qualche modo, soffro di nostalgia, nostalgia di dolci e bei momenti passati, che mai più si ripeteranno. E questo è il motivo per cui spesso mi chiudo in me stesso a pensare, a riflettere.

Penso a comporre, a scrivere e ad immaginare valzer, cercando di crearmi nella mente un mondo meraviglioso e fantastico, nel quale ho deciso di non abitare. È troppo perfetto perché io possa abitarci… Io abito qui, invece, in questo mondo che mi pare tanto assurdo e realistico allo stesso tempo. E ciò è male. Vedo dovunque solamente uomini che si lambiccano il cervello su assurdi problemi, senza riflettere su quella che credo sia la vera essenza del Tutto. Semplicemente la semplicità…

Non mi identifico con il pensiero dell’”umanità” in genere; sulle cose ho e mi piace avere un pensiero tutto mio. Il mestiere del compositore era più facile ai tempi di mio padre. Nessuno aveva grandi pretese di superare i grandi compositori del passato e di sfidare se stesso. Agli artisti, come mio padre, bastava che venisse in mente qualcosa, e qualcosa veniva sempre in mente. In un sol giorno si riusciva a dar vita ad una composizione bell’e che pronta, ad esempio una polka.

Ora è tutto diverso… Tutti che pretendono, che confrontano, che giudicano… Devi sapere, Lettera, che mio padre mi impedisce costantemente ed ostinatamente di suonare. Non vuole che alcun altro Strauss si occupi di musica in famiglia. Se non fosse per la mia dolce madre, che purtroppo vedo pressoché sempre infelice, io non potrei né suonare né comporre. È lei che mi nasconde gli strumenti e l’attrezzatura e la tira fuori quando il babbo è uscito di casa per farmi divertire e dedicare a questa mia passione. È lei una donna tanto bella che non sorride mai. Purtroppo ridico. Per me le donne dovrebbero solamente sorridere.

Vorrei tanto piangere in certi momenti, ma mi sono scordato come si fa. Non ci riesco più!
Mi piaceva tanto piangere una volta, quando ci riuscivo. Peccato che non sgorghi più nemmeno una lacrima dai miei occhi. In questo modo il cuore mi si appesantisce e mi sento un groppo in gola. E’ un rospo che non riesco a mandare giù. Tuttavia, spero di riuscire a fare nella mia breve vita tutto ciò che il mio cuore e la mia mente desiderano fare, senza che io mi debba rammaricare in seguito per errori o rinunce.

Ti saluto, cara Lettera.
Ti saluto per l’eternità. Perché mai sarai letta e perché ora brucerai…

Con affetto, Tuo Schani, Johann Strauss junior

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