Il mito extraterrestre

di Solivagus Rima

ufo

Si può dire che il mito extraterrestre sia nato nella seconda metà degli anni ‘40, quando negli Stati Uniti si cominciarono a sentire le prime testimonianze di avvistamenti dei cosiddetti “dischi volanti” o degli UFO (“oggetti volanti non identificati”, non necessariamente extraterrestri). In pochi anni una tempesta d’informazioni più o meno fantasiose riguardanti le forme di vita senzienti extraterrestri nell’Universo travolse il mondo: gli incontri ravvicinati del terzo tipo, i complotti governativi, l’area 51 e chi più ne ha più ne metta. Questa tempesta sta durando anche oggi e, nonostante il fatto che si stia pian piano attenuando rispetto al culmine degli anni ’60 e ’70, l’interesse degli appassionati non è affatto diminuito.

Forse il fenomeno oggi si sta pian piano smorzando a causa di un sempre più dilagante antropocentrismo, a causa di un maggior interesse dell’uomo per i problemi dell’umanità stessa rispetto all’interesse che potrebbe avere per gli esseri dello spazio, ma nonostante questo la passione di molti “alienofili” rimane viva e ardente nei loro cuori.

Di presunti avvistamenti UFO nel corso degli anni ce ne sono stati moltissimi, anche nella nostra amata Trieste. Per necessità di brevità, ne cito solo un paio:

14 aprile 1950 – foto scattata dal celebre fotografato Ugo Borsatti a Santa Croce mentre si tiene un “Likof” (una festa) per la copertura di un edificio (la foto si trova nel libro “Ugo e noi – ediz. Emme&emme, 2013”).

8 giugno 1972 – due foto scattate da un bambino, Paolo Cernic, con una piccola macchina fotografica di plastica (ho avuto modo di esaminare la foto originale – una delle foto accompagna questo articolo).

Potremmo crederci o no. Non ci sono prove scientifiche per ora sull’esistenza di forme di vita extraterrestri, a parte la tanto criticata equazione di Drake (una formula matematica per stimare il numero di civiltà extraterrestri in grado di comunicare con la nostra galassia), e non ci sono nemmeno prove che dimostrino che i “dischi volanti” delle foto e degli avvistamenti siano propriamente alieni. Quindi per ora, se l’argomento ci interessa, dobbiamo farci guidare solo dalla pura “fede”.

Ma perché si può parlare di mito? Quando si parla di mito classico o di mito medioevale, si fa riferimento a miti che spesso sono chiaramente legati al bosco, che rappresenta quello che è lo spazio al di fuori del villaggio o della città, la zona d’ombra, il luogo sconosciuto e misterioso, al di fuori delle conoscenze umane. Il bosco rappresentava in antichità e in gran parte della storia della cultura occidentale l’ignoto, quello spazio fisico e mistico nello stesso tempo. Vi poteva accedere difficilmente e molte volte nascondeva strane creature magiche. Ed oltre a elfi, gnomi, centauri, driadi, vi erano anche delle divinità che vi abitavano, come le ninfe o Attis, la dea della vegetazione.

Quindi si potrebbe, semplicemente facendo un paragone ed un’estensione di significato, vedere nell’Universo il luogo dal quale proverrebbero le “mitiche” creature extraterrestri, una sorta di “nuovo bosco”. Proprio considerando la Terra come un “villaggio globale”, ecco che l’Universo comincia a diventare agli occhi umani quasi com’era il bosco nell’antichità, un luogo misterioso e affascinante. Ed è proprio così, con l’evoluzione culturale, che si creano i nuovi miti.

Per quanto riguarda la ricerca delle divinità nell’Universo si potrebbe parlare per ore, passando dalle teorie di Zecharia Sitchin a quelle di Peter Kolosimo a quelle di Mauro Biglino, teorie che in qualche modo ci riconducono tutte alla “genesi aliena”, la creazione dell’umanità da parte di “divinità” extraterrestri. Queste teorie, nonostante i molti problemi di attendibilità scientifica, risultano essere ai miei occhi estremamente affascinanti.

La ricerca dell’alieno è stata spesso quella di un essere simile ad E.T., l’extraterrestre dell’omonimo film di Steven Spielberg, cioè di un extraterrestre benevolo e con il desiderio di aiutare l’umanità, ma altrettante volte c’è stata la tendenza opposta, quella di vedere gli extraterrestri come ostili, forse motivata dalla consapevolezza che potrebbero essere affini all’uomo per crudeltà ed indole alla guerra, solo che oltre a queste caratteristiche potrebbero avere anche capacità tecnologiche più evolute delle nostre. C’è però da tener presente che, anche se degli extraterrestri dovessero essere più evoluti dell’uomo tecnologicamente, è improbabile che avrebbero degli interessi nell’attaccare la Terra, in quanto tutto quello che è presente sulla Terra c’è anche in gran abbondanza nel resto dell’Universo (es. oro o acqua). Probabilmente spenderebbero di più per il viaggio di quello che guadagnerebbero venendo qui!

Anche in questo articolo, come al solito, citerò una radice indoeuropea di un vocabolo che potrebbe in modo esemplare spiegare la questione, cioè la radice indoeuropea “man”, indicante l’attività e il contenuto della mente, l’atto del pensare. Da questa radice derivano sia il latino “monstrum”, mostro o avvertimento divino, sia il vocabolo “mens”, mente.

Mostro e mente vengono dalla stessa radice: quasi come se l’uomo proiettasse all’esterno di sé la ricerca della propria mente e della propria individualità, la ricerca verso l’esterno di quello che vorrebbe cercare dentro di sé. A questo punto il mostro, il divino, sarebbe in realtà l’alieno che tutti portiamo dentro noi. E se avessimo sempre sbagliato nel cercare fuori quello che avremmo potuto cercare dentro?
Dato che si è parlato di vocaboli, non si può fare a meno di chiedersi come sarebbe un linguaggio alieno. E potrebbe essere interessante constatare come un linguaggio alieno probabilmente non si fonderebbe sulla produzione di suoni per comunicare, ma, visti gli innumerevoli esempi che abbiamo in natura qui sulla Terra, potrebbe essere fondato sull’emanazione di odori. Quindi per noi sarebbe estremamente difficile comunicare con loro.

Concludo riflettendo sul fatto che che forse, alla luce di quanto detto, il mito extraterrestre si sia creato quando l’umanità si è accorta che la Terra non bastava più, che era necessario un confronto con il resto dell’Universo.

È interessante pensare che la suddetta famosa equazione di Drake, semplicemente cambiandone i fattori dei prodotti, potrebbe essere applicata anche per la ricerca dell’anima gemella o della cosiddetta “mezza mela” di Platone. Che la ricerca della vita extraterrestre sia solo un modo per esprimere la ricerca umana dell’amore al di fuori di una Terra che d’amore sembra averne ben poco?

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