L’inganno di Sofia Coppola: la follia del femminino violato

di Francesca Plesnizer

L’inganno, uscito nelle sale italiane lo scorso 21 settembre, è l’ultimo film di Sofia Coppola, che le è valso il Premio per la miglior regia a Cannes 2017.

Il lungometraggio è la trasposizione del romanzo del 1966 A Painted Devil, scritto da Thomas P. Cullinan. Siamo in Virginia, nel 1864, in piena Guerra di Secessione. Una bambina, Amy, trova nel bosco un soldato nordista ferito alla gamba, il caporale John McBurney (Colin Farrell). Spaventata – l’uomo appartiene alla fazione nemica – ma misericordiosa, Amy lo accompagna al collegio femminile dove vive e studia, così che possa ricevere le dovute cure. L’istituto è gestito da Martha Farnsworth (Nicole Kidman), donna rigida e dalla salda moralità. Nella scuola – che dovrebbe essere chiusa – ci sono solo cinque allieve e un’altra giovane ma repressa insegnante, Edwina Morrow (Kirsten Dunst).
La Farnsworth è all’inizio alquanto riluttante (non sa se sia il caso di avvertire l’esercito dei sudisti), ma poi la sua pietas cristiana prevale: soccorre il soldato yankee, chiarendogli tuttavia che non è un ospite gradito e potrà restare solo finché non sarà guarito.
Fra le alunne del collegio spicca Alicia (Elle Fanning), adolescente bellissima e maliziosa Lolita, da subito potentemente attratta dal caporale – cercherà infatti di sedurlo.

Anche Edwina comincia a provare interesse per il soldato, che fa emergere la sua parte passionale e crepa la sua rigida corazza. John sembra ricambiarla, e lei, stanca della sua esistenza arida e casta, vede in lui un sogno d’amore, una boccata d’aria fresca proveniente dall’esterno grazie alla quale comincia a sorridere abbandonando la maschera di formalità e rigidità.

Gradualmente anche l’atteggiamento di Martha Farnsworth nei confronti del soldato inizia a mutare: l’istitutrice passa del tempo con lui e cede al suo fascino. Lei è una donna sola e un’educatrice integerrima, e il caporale rappresenta il proibito: sia perché è dell’esercito nemico, sia perché all’epoca vigeva la morale vittoriana e a una donna non era concesso vivere la propria sessualità in libertà. La Farnsworth ha un’attitudine virile, sta al comando dell’istituto e prende decisioni con una freddezza e una determinazione che all’epoca non erano proprie delle donne. Ma non va scordato l’altro lato della medaglia: la donna desidera anche arrendersi tra le braccia di un uomo, liberando la sua libido. Significativa in questo senso è la scena – altamente erotica – in cui ella lava John, dopo avergli ricucito la ferita: lui è steso su un letto, nudo e privo di sensi, la virilità coperta da un lenzuolo. Martha passa lentamente un panno bagnato sul suo corpo, indugiando su collo e petto, ma quando arriva alle anche si deve fermare, perché quella nudità così vicina ed eccitante le ha fatto perdere il controllo.

Le restanti tre allieve – in quanto bambine – non provano attrazione sessuale per John, ma quest’ultimo è un elemento perturbante anche per loro: egli sembra preferire Amy perché l’ha tratto in salvo, e ciò crea gelosia nelle altre.

La Coppola, da sempre attratta dal mondo femminile, mette in scena il turbamento provato da donne che hanno età, storie e personalità diverse, ma che sono tutte in qualche modo attratte dall’unico uomo che penetra nella loro “casa”, nel loro mondo, nelle loro menti.

Il caporale, aitante e forte ma inizialmente ferito, è sì un nemico, ma è anche bisognoso di cure e protezione: grazie a questa sua iniziale debolezza egli riesce a violare il loro sacro tempio dedicato al femminino.
John, personaggio ambiguo che ha cara la pelle, getta tutte nel caos, sconvolge equilibri e smonta gerarchie. Unico uomo fra sette donne stanche, annoiate, provate dalla guerra e dalla forzata convivenza, egli incarna il nuovo, ma è soprattutto il polo opposto che genera un’irresistibile attrazione.

Il climax viene raggiunto quando il caporale, una notte, va di soppiatto nella camera di Alicia, la seducente Lolita. Viene colto in fallo da Edwina e resta vittima di un infausto incidente: cade dalle scale, compromettendo irrimediabilmente la gamba ferita. La Farnsworth capisce al volo che l’unica cosa da fare per farlo sopravvivere è amputargli l’arto, e agisce senza indugio. È facile leggere in questo atto una menomazione d’altro tipo: idealmente, l’istitutrice mutila McBurney privandolo della virilità, e la gamba rappresenta in questo senso il fallo. Senza, egli è ora meno uomo, più controllabile – e viene inoltre inconsciamente punito per aver ceduto alle avances della giovane Alicia.

Nel film l’elemento femminile gioca d’astuzia, usando strumenti subdoli e agendo in sordina. Quello maschile invece spinge, sposta, smuove, confonde e attira, ma lo fa in modo irruento – e anche un po’ maldestro, non essendo del tutto (o per nulla?) conscio della potente carica sessuale che ha risvegliato.

L’inganno messo in scena dalla Coppola agisce su tre livelli: John cerca di ingannare le donne per salvarsi, loro s’ingannano a vicenda per averlo, ma infine inganneranno lui per neutralizzarlo una volta per tutte, per tornare allo status quo iniziale – quella fredda, sacrale, frigida calma piatta, che vigeva nel loro santuario tutto al femminile.

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro anche con le riviste “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia “Racconti friulani-giuliani”. Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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