Omicidi di carta. Gli “animali notturni” di Tom Ford

di Francesca Plesnizer

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Animali notturni del regista Tom Ford è uscito nelle sale lo scorso 17 novembre. Ha vinto il Leone d’Argento, il Gran Premio della Giuria, alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ed è tratto dal romanzo Tony & Susan di Austin Wright.
Protagonista è la gallerista Susan, interpretata da Amy Adams che qui incarna una bellezza composta e ansiogena. La donna – lo dice lei stessa – ha tutto dalla vita: la sua ultima mostra (il cui contenuto, assai d’impatto, ci viene offerto nei primi fotogrammi del film, che mostrano delle donne obese, completamente nude, che ballano, simboli di decadenza) è un successo, ha un marito attraente e fa parte della cosiddetta classe degli intellettuali contemporanei, ricchi e pretenziosi. Eppure una perenne tristezza aleggia nel suo sguardo, come se infelicità, sofferenza e rimpianto le albergassero dentro – senza che lei sia in grado di liberarsene.

Il weekend è appena iniziato e lo passerà da sola: suo marito se ne va per lavoro (in realtà per tradirla). A farle compagnia ci sarà solo un romanzo che le arriva via posta: s’intitola Animali notturni ed è scritto da Edward, il suo ex marito, che ha il volto di Jake Gyllenhaal, artista sensibile ma accattivante. Sono 19 anni che Susan non sente Edward, ma quel romanzo è dedicato a lei, che lui era solito apostrofare “animale notturno” a causa della sua abitudine di restare sveglia la notte. Assieme al manoscritto c’è un biglietto nel quale l’uomo la informa di essere in città per qualche giorno e la invita a contattarlo. Ricevere quel libro la turba profondamente, ma quella sera stessa, da sola nel suo letto, inizia a leggerlo. Da questo momento in poi lo spettatore è trascinato in un metaracconto che lo sconvolge tanto quanto spiazza Susan intenta a leggerlo. Il protagonista del romanzo è Tony, l’alter ego letterario di Edward, che è in partenza assieme a sua moglie Laura e a sua figlia adolescente India. Il loro lungo viaggio trova un tragico punto d’arresto in mezzo al nulla più totale offerto dalle sconfinate e desolate pianure statunitensi. È notte, Tony sta guidando, quando d’un tratto si ritrova due automobili davanti a sé, che procedono affiancate impedendogli il sorpasso. Suona il clacson e impreca, non capisce cosa stiano facendo. La macchina a sinistra, quella nell’opposta corsia di marcia, sorpassa l’altra e lascia passare Tony; ma la vettura rimasta dietro si affianca immediatamente a lui: a bordo ci sono tre ragazzi visibilmente alterati che gridano insulti e vogliono che Tony accosti. Lui accelera, ma viene ripetutamente tamponato di lato, finché non lo fanno accostare con la forza.

Moglie e figlia sono terrorizzate: i tre animali notturni scendono dalla loro auto e si avvicinano. Ray, il capobranco, l’animale più feroce e più fuori controllo dei tre, attacca briga con Tony. Parla a vanvera, accusandolo di averlo tamponato e non essersi fermato, sbraita e ride come una bestia pazza, mentre Tony cerca di mantenere la calma restando in auto. Ray gli fa notare che ha una gomma a terra e si offre di cambiargliela, trovando così un pretesto per far scendere la famiglia. L’orrore prende forma sullo schermo in un crescendo di angoscia – si percepisce che Tony, Laura e India stanno per soccombere, irrimediabilmente votati ai loro destini di prede vittime di quei carnefici disumani colmi d’odio e violenza. Ray cambia la gomma assieme ai suoi due compari Lou e Turk, ma poi i tre aggrediscono India e Laura, con Ray che continua a deridere Tony urlandogli “Sei un debole”, quasi come un mantra.

In un attimo la situazione precipita senza che Tony riesca ad opporsi: Ray e Turk spingono sua moglie e sua figlia nella sua macchina, salgono anche loro e partono a tutto gas. Tony rimane solo con Lou, che lo obbliga a salire a bordo dell’altra auto e a guidarla. È disperato, incapace di realizzare fino in fondo cosa sta succedendo; chiede a Lou dove stanno portando sua moglie e sua figlia, e questi lo guida fino ad una casupola abbandonata, per poi però farlo proseguire e abbandonarlo in mezzo al nulla. Dopo un po’ tornano tutti e tre a riprenderlo, ma Tony resta nascosto. Ray urla “Dove sei grand’uomo? Tua moglie ti vuole”, ma lui resta in silenzio, decide di non andare – rimpiangerà quella sua scelta.

La storia raccontata nel romanzo di Edward s’interrompe momentaneamente e il film si arricchisce di un terzo piano narrativo fatto di frammenti provenienti dal passato comune di Susan ed Edward: li vediamo giovani, mentre si incontrano per caso. Già si conoscevano: Edward era il migliore amico del fratello di Susan quando erano adolescenti ed entrambi avevano segretamente una cotta l’uno per l’altra. Quell’incontro sembra un evento che doveva accadere, come se i due si fossero calamitati l’uno verso l’altra per giungere fino a quell’attimo, fatto di sguardi e sorrisi eloquenti. Susan, intraprendente, prende in mano la situazione e invita Edward da lei.

C’è un salto temporale in avanti, e troviamo Susan a cena con sua madre, una texana borghese, moralista, attaccata ai suoi valori, che tenta di dissuadere la figlia dallo sposare Edward in quanto fragile e insicuro, incapace di provvedere a lei. Si insiste molto sulla debolezza di Edward: la madre di Susan in passato era stata accanto al ragazzo quando questi aveva perso il padre durante l’adolescenza, e aveva notato quanta fragilità ci fosse in lui. Ma anche Susan, col tempo, finisce per avere la medesima concezione del marito, e ad avere anche delle rimostranze sul suo talento: legge un suo scritto ma nel mentre si distrae, gli dice che dovrebbe provare a scrivere di qualcos’altro che non sia lui – eppure, chi scrive lo sa, si scrive sempre di ciò che si conosce. Il loro rapporto si sta deteriorando: lei si sta trasformando in sua madre, una borghese infelice e insoddisfatta di suo marito il quale sembra non avere particolari ambizioni. Scopre di essere più quadrata ed esigente di quanto pensava; ed entra poi in gioco un altro uomo, colui che diventerà il suo secondo marito.

Tornando al romanzo di Edward, il suo epilogo è prevedibilmente drammatico: Tony si salva, ma non riesce a salvare la sua famiglia. India e Laura vengono ritrovate senza vita, nude: sono state stuprate e brutalmente assassinate. Assieme a un pittoresco sceriffo texano malato di cancro che non ha nulla da perdere ed è quindi disposto a lasciare il sentiero della legalità, Tony consuma la sua vendetta: dopo un anno i tre animali notturni vengono rintracciati. Turk muore durante una rapina; a Lou è lo sceriffo a sparare. Ma la vera resa dei conti è fra Tony e Ray: proprio nella casupola abbandonata dove sua moglie e sua figlia erano state violentate e ammazzate, Tony lo uccide, soccombendo a sua volta dopo aver ricevuto una sprangata in faccia. Curiosamente, in quest’ultima scena il volto tumefatto di Tony si trasforma in quello del secondo marito di Susan – è quindi anche lui, simbolicamente, a morire, probabilmente solo per Susan che sta leggendo.

Sconvolta dalla lettura, la Susan del presente contatta Edward e i due si danno appuntamento in un ristorante. Susan è bellissima ma un fascio di nervi; si siede al tavolo, guarda con insistenza la porta bevendo il suo drink e aspetta, chiedendosi se lui arriverà. Alla fine i ruoli si invertono – o forse sono sempre stati invertiti? Chi è nel film ad essere debole? Chi risorge come una fenice dalle ceneri di quel simbolico ammazzamento?

Alcune scelte dei protagonisti, sia nel romanzo che nella vita passata di Susan ed Edward, sono state prese singolarmente, senza chiamare in causa gli altri diretti interessati – ad esempio una discutibile decisione che Susan prende senza interpellare l’ex marito. Susan è l’animale notturno, l’aguzzina che ha posto fine alla vita felice che aveva con Edward, che ha ucciso anche ciò che ella stessa era, mutandosi in una donna diversa, triste, asettica, imborghesita.

Ray, Lou e Turk non sono le uniche bestie feroci, e Tom Ford vuole dirci che gli omicidi possono essere anche metaforici e che i carnefici possono tramutarsi in vittime. Edward, in fondo, non ha rinunciato alle sue aspirazioni di scrittore e ha saputo creare un universo parallelo in cui ha dato forma al suo dolore, vincendolo. La debolezza di Tony è anche quella di Edward: assistiamo ad una rivalsa metaforica sulla carta, a un sacrificio letterario quasi catartico, uno sconquassamento violento che permette ad Edward di andare avanti – finalmente senza il suo animale notturno.

Classe 1987. Sono nata e vivo a Gorizia, ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 2015. Collaboro anche con le riviste “Friuli Sera” (dove analizzo opere di Street Poetry e Street Art nella rubrica “Poesia di strada”) e con “La Chiave di Sophia”. In passato ho scritto per due quotidiani locali, “Il Piccolo” e “Il Messaggero Veneto” di Gorizia. A maggio 2017 la casa editrice Historica ha pubblicato il mio racconto “Imago” nell’antologia "Racconti friulani-giuliani". Le mie passioni sono la scrittura, la filosofia, il cinema, i libri e l’insegnamento.

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