Parliamo di gender-gap. “Uomini e donne: stessi diritti?” di Patrizia Caraveo

#libridafemminucce

di Francesca Macor

Uomini e donne: stessi diritti? di Patrizia Caraveo, Castelvecchi editore, indaga sul gender gap nel mondo del lavoro, un dibattito tornato alla ribalta dopo che la crisi del coronavirus ha evidenziato e aumentato il precariato e la disoccupazione femminile a causa delle carenze nella sanità e nei servizi per l’infanzia. Fenomeno tragicamente confermato dagli ultimi apocalittici dati ISTAT di dicembre sull’occupazione femminile.
In appena quaranta pagine Caraveo dimostra come sia giusto parlare degli stipendi più bassi, delle minori opportunità (soprattutto in specifici settori) e del diverso trattamento subito già durante i colloqui di lavoro, dimostrato con l’introduzione di colloqui in cui non si rivela il sesso del candidato.

L’autrice ci fa riflettere anche sullo strano fatto che nonostante il 60% dei laureati siano donne (con medie voto percentualmente più alte rispetto ai colleghi maschi), la componente femminile in posti di rilievo e responsabilità cala vertiginosamente con il progredire della carriera, assestandosi per le posizioni più altolocate su un misero 30/40%.

Ovviamente la prima risposta che viene data è che le donne hanno questa insana vocazione di badare alla famiglia, vocazione che a quanto pare non riguarda i maschi, perché i padri sono figure accessorie ai soli fini riproduttivi. Ma è proprio qui che arriva la sorpresa delle sorprese: gli uomini sposati e con famiglia, diversamente dalle donne, fanno più carriera dei single.

D’altra parte dovete sempre ricordare che le svariate dichiarazioni dei diritti dell’uomo (compresa quella francese) riguardano esattamente chi indicano nel titolo, poiché quando sono state scritte le donne non erano soggetti civili, anzi non erano proprio soggetti, ma estensioni della figura familiare maschile più vicina.

In questo libro troverete anche la risposta definitiva da dare a chi vi dice che uomini e donne hanno cervelli differenti, e cioè letteralmente “ma vai a fare una risonanza magnetica”.

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