Ridere la verità

Presentazione del nuovo numero di Charta Sporca, in uscita lunedì 23 marzo

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di Andrea Muni

Che cos’è una parodia? Come si fa? Perché abbiamo voglia di farne? Iniziamo dalla fine. Si può fare una parodia per invidia, per troppo amore, per autolesionismo, si può fare una parodia per ridere insieme o per ghignare tetramente davanti allo specchio, si può farla per combattere o si può farla per arrendersi, per sfogare la propria frustrazione o per cercare, nell’impotenza dell’autoironia, una nuova complicità. La realtà politica e sociale del nostro paese e del nostro continente è completamente e notoriamente una fiction mediatica studiata a tavolino. Il mercato mondiale è trattato come la personificazione di una divinità che scinde il bene dal male (“ce lo chiede il mercato”), mentre la nostra politica “estera”, complice di tre quarti delle guerre che stanno destabilizzano un intero continente, ci viene raccontata come “sforzo di mediazione” o come “aiuto alla democratizzazione” di paesi che non hanno nemmeno mai udito questa parola.

I muri che sostenevano le “realtà” di cui ci siamo nutriti ci stanno crollando in testa. Dalle pareti si sgretolano immagini, suoni, figure: Colin Powell che agita una boccetta contente il suo sputo, spacciandola per antrace, per giustificare l’intervento americano in Iraq; i bollettini dell’Ocse, rilanciati dai quotidiani di tutti i colori, che da sette anni assicurano che non quest’anno, ma sicuramente il prossimo, la crisi finirà. Chi ci comanda sa, da molto prima di noi, che la realtà è una questione teatrale, un rassicurante programma televisivo che calma l’ansia notturna, la testa di un serpente nero che non si stacca dai tuoi polmoni; il sospetto che sia tutto uno scherzo; il sospetto, subito scacciato, che sia tutto da ridere. La vertigine e la paura di accorgersi che la realtà non è altro che la parodia maggiormente accettata, socializzata e condivisa. Allora, per non fare gli ingenui, vi sveliamo da subito che, alla parodia dell’attuale realtà politico-sociale noi cercheremo di opporre, e offrirvi, una serie di piccole contro-parodie; altri tipi di finzioni, mezze-verità di cui, per lo meno, siamo pronti a ridere insieme a voi, nella speranza di riuscire presto a scacciare insieme, con una risata, la nera testa di serpente, travestita da favola della buona notte, che ci abita.

“Vidi un giovane pastore che si contorceva soffocato, convulso, il volto contratto; e un grosso serpente nero gli pendeva dalla bocca. Forse si era addormentato, e il serpente gli si era cacciato in gola – attaccandovisi coi denti. La mia mano si mise allora a tirare il serpente; – ma invano! Essa non riusciva a strappar dalla gola il serpente. Allora si sprigionò da me un grido: «Mordi! Mordi! Stacca la testa! Mordi!» così era il mio grido; il mio spavento, la collera, l’odio, il disgusto, la pietà, tutto il mio bene e tutto il mio male s’unirono in me in unico grido. […]Il pastore morse, come l’aveva consigliato il mio grido; egli morse con ottimo morso! Sputò lungi da sé la testa del serpente: e sorse in piedi. Non più un pastore, non più un uomo – ma un rinnovato, un illuminato che rideva. Mai ancora sulla terra un uomo rise al pari di lui! O miei fratelli, udii un riso che non fu riso umano, – ed ora mi consuma una sete, un desiderio che mai si appaga. Il desiderio di quel riso mi divora” (Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche).

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