Rosso Zastava. Ovvero Belgrado, impressioni di un breve viaggio

di Tommaso Tercovich

BelgradoQuest’anno basta capodanno a Trieste, si va all’estero! Non voglio scrivere un articolo che sia guida al viaggiatore o consigli per l’uso, ma semplici impressioni di un viaggio al crocevia di pensieri. Sono uno di quelli che pensa che un viaggio sta nelle impressioni di viaggio e che un’applicazione del telefono sia solo un ottimo strumento in certi momenti e un impedimento in altri. Certo può aiutare sia chiaro, ma per conoscere bisogna perdersi nei luoghi e nei pensieri di una realtà che non si trova come una pappa pronta su un display luminoso.
Quest’anno basta capodanno a Trieste, si va all’estero! Il primo pensiero è quello di spendere poco (di questi tempi), quindi subito sono escluse tutte le capitali occidentali ed extraeuropee. Il pensiero scende subito verso “l’entroterra triestino”: i balcani, la Serbia, Belgrado.
La città si trova in un luogo, più mentale che fisico, estremamente attraente. Cento anni fa la Prima Guerra scoppiava anche per la spinta nazionale e anti-austriaca di questo potente paese e nel settembre del 2013 è entrato in vigore “l’Accordo di stabilizzazione e associazione” che segna il primo passo per entrare nell’Unione Europea. Passando attraverso una guerra sanguinosa.
Poche ore di macchina, i pedaggi si possono pagare tutti in euro e l’ostello in pieno centro, al quarto piano di un palazzo signorile che avrebbe bisogno si una ristrutturazione, costa solo una decina di euro a notte. La città è ricca di luoghi di visitare e locali da vivere. Vi offro pensieri legati a luoghi che portano a Trieste:

Il kalemegdan: la fortezza che dà il nome all’intera città. È il verde cuore pulsante, che chiama alla mente sangue di battaglie e guerre mentre è adagiato sulla confluenza della Sava e del Danubio. Da qui si gode una vista su Belgrado e una vista interiore su tutte le sue caratteristiche. Non perdetevi due anguste grotte subito oltre la cittadella, dove il fumo delle candele accese dai fedeli rende viva l’atmosfera di devozione e le immagini dei santi ortodossi appese alle pareti. Una giovane madre aiuta il figlio ad accende una luce mentre poco più in la un prete ortodosso benedice padre e figlio sotto la stola facendogli baciare il crocifisso. Penso alla chiesa serba ortodossa di Trieste e trovo uno dei tanti fili sottesi tra città legate.

I fiumi: in ogni luogo che si visita i fiumi sono importanti. Qui a Belgrado si uniscono due acque molto diverse: l’acqua marroncina della Sava e quella blu nobile del Danubio. Non serve aver letto Magris per perdersi nei pensieri sul tempo. Un anno nuovo incomincia e si mescola a quello vecchio, chissà su quali sponde fluirà la nostra vita. Sul Carso l’acqua dei fiumi scompare nel terreno mentre qui un calmo fluire abbraccia il viaggiatore che si lascia ammaliare. I fumi danno una risposta molto più concreta alle mie domande “noiose”. Numerose chiatte e locali offrono divertimento a poco prezzo e musica dal vivo. Stamberghe galleggianti e tuguri alla moda rispondono ad ogni desiderio di ebbrezza e una buona birra non si rifiuta. Splendido il tramonto ramato sulle acque.

La chiesa serbo ortodossa di San Sava: questa opera grandiosa è tanto interessante perché ancora incompiuta. Essa cresce con le offerte dei fedeli ed entrandoci si può avvertire la sensazione di essere partecipi di un’opera collettiva. Stridenti i contrasti tra l’immagine della scavatrice dentro l’edificio e le icone sacre con san Giorgio.

Il piccolo appartamento dove ha vissuto Ivo Andrić, premio Nobel Jugoslavo, scrittore de “Il ponte sulla Drina” e diplomatico. Un altro filo riporta ancora a Trieste, dove in piazza Venezia c’è una targa che ricorda la casa dove visse. Simpatica la guida baffuta che presenta brevemente gli oggetti esposti, peccato solo che ci voglia un po’ per trovare l’entrata di questa nicchia letteraria causa cartellonistica in cirillico. Esco di lì pensando a ponti e a fiumi, a unione e differenza-separazione. Il motto dell’unione europea (prossima casa della Serbia) è “uniti nella diversità”: ma non è un controsenso?

Fortezza di Smederevo: per capire il vero carattere di un paese bisogna visitare la capitale e la provincia. Questa immensa fortezza, bastione a difesa “degli infedeli”, sotto il controllo turco fino al 1867 rappresenta molta storia europea. Da una parte si sente Istanbul con i suoi profumi e i suoi minareti, dall’altra Vienna con palazzi e danze. Tutto il continente, con la sua storia moderna si restringe improvvisamente. Tutto però rimane nella testa di chi passeggia tra i potenti bastioni mentre la realtà consegna un cielo azzurro e un Danubio rilucente al sole di gennaio.

Come dimenticare un po’ di sana Jugonostalgija? Tra la tomba mausoleo di Tito e i palazzi grigi di Novi Beograd, risultato dei piani urbani della Jugoslavia del dopoguerra. Bandiere con la stella rossa (acquistabili per poco insieme a berretti partigiani) si alternano a bandiere serbe e alle scritte: 1389. Le traballanti Zastava rosse sono ancora in circolazione mentre Storia e kitsch ai bordi delle strade si mescolano, con nostalgia.

Il ritorno è breve. La sensazione è di non essere andato lontano, almeno qui sanno dove sia la nostra città – ah ah, Trst Trst! –, non come a Roma.

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