“Se i gatti scomparissero dal Mondo” di Kawamura Genki

di Rebecca Vitulano

Quali oggetti saremmo disposti a far scomparire dal mondo, per un giorno in più di vita? Il protagonista di questa favola moderna, un postino di 30 anni che vive con la sola compagnia del suo vecchio gatto Cavolo, si trova costretto a confrontarsi con questa domanda.

Dopo la diagnosi di un male incurabile, che gli lascerebbe una sola settimana di vita, l’esistenza del giovane è ulteriormente sconvolta dalla visita del Diavolo che, come è solito fare, gli propone un patto: un giorno in più di vita in cambio della sparizione dalla faccia della terra di un “oggetto” scelto dal Diavolo stesso. Il protagonista quindi, senza valutare accuratamente i pro e i contro, decide di accettare la sparizione dei telefoni, degli orologi e ancora dei film, considerandoli in un primo momento oggetti che l’uomo ha creato per plasmare la sua realtà e di cui potrebbe tranquillamente fare a meno. Nonostante l’aumentare del tempo a sua disposizione, il protagonista si renderà presto conto che il suo crescente senso di malinconia è dovuto all’importanza che ogni oggetto ricopre nella quotidianità di ciascuno di noi. Anche l’oggetto apparentemente più inutile influenza la nostra vita in un sommarsi di esperienze e ricordi che è proprio ciò che ci rende quelli che siamo. Riflettendo sul modo in cui la vita andrebbe realmente vissuta e giunto al momento di far scomparire i gatti dal mondo, il giovane postino prenderà la decisione che porterà ad un finale commovente.

Attraverso una scrittura scorrevole, un linguaggio diretto e un tono che oscilla tra il malinconico e il comico, il racconto pone una lente di ingrandimento sulle piccole cose che spesso si perdono nell’abitudine, ma che in realtà si rivelano essere le più importanti. Se i gatti scomparissero dal mondo (Einaudi, Torino 2019) suscita al lettore una riflessione sulla vita e un lavoro di introspezione.

L’aspetto del libro di Kawamura Genki è quello di una lettera/diario, che il protagonista scrive come una sorta d’addio. La storia si apre con il velo oscuro della morte, una diagnosi fatale, ma attraverso il percorso di riflessione interiore del protagonista la narrazione si conclude con un inno alla speranza e con il messaggio di non dare per scontato ciò che abbiamo, e non perdere di vista ciò che ha davvero valore. Tale risultato è reso possibile anche dall’originale e irriverente figura del diavolo: un personaggio sfrontato che indossa camicie a stampa floreale e che, nonostante la classica tendenza a farlo coincidere con l’antagonista, è in realtà proprio colui che spinge il protagonista, e con lui il lettore, a confrontarsi onestamente e consapevolmente con se stesso.

Senza la pretesa di comprendere il senso della vita, questa storia ci invita a viverla con la consapevolezza che ogni giorno è un dono. I rimpianti e le incertezze non possono rappresentare un freno, perché nessuno può davvero sapere quanto tempo ha a disposizione.

“Forse è proprio perché sono destinati a finire che l’amore e la vita sono meravigliosi.”

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