Solo rumore – # 2

di Francesco Baldo

“And the winner is…” Queste sono le parole chiave del febbraio musicale appena trascorso. Tra il fenomeno globale dei Grammy Awards e il Festival di Sanremo la musica è tornata alla ribalta, di nuovo in prima pagina. Vi riassumo brevemente cosa mi è piaciuto del Festivàl di quest’anno: niente. Ora vi riassumo quali vincitori dei Grammy Awards ho apprezzato, categoria per categoria: nessuno.
In realtà, qualcosina questi due “super” eventi me l’hanno lasciata: un’insana voglia di creare categorie, vincitori e vinti. Il clou delle uscite musicali sarà tra i mesi di aprile e maggio, ma nulla vieta di fare il pagellone delle principali novità di questo inizio d’anno.

after the discoIl miglior disco
BROKEN BELLS – AFTER THE DISCO
Ve li ricordate gli Gnarls Barkley? Ecco, negli Gnarls c’era un tipo mulatto, alto, con un signor afro e degli occhiali a goccia. Il suo nome (d’arte) è Danger Mouse, producer e compositore. Insieme all’italianissimo Daniele Luppi, tre anni fa aveva pubblicato un disco chiamato ‘Rome’, concepito come la colonna sonora di uno spaghetti western contemporaneo: capolavoro, e superospiti in quasi ogni traccia. Danger Mouse è la prima metà dei Broken Bells; l’altra è James Mercer, cantante e leader dei The Shins, orecchiabilissima e storica band indie. I Broken Bells fanno un pop leggero e di qualità, un ibrido in cui si fondono tastiere dance anni ‘80, falsetti canori, percussioni r’n’b, chitarre blues e cori gospel: una miscellanea di elementi perfettamente amalgamati tra di loro dove non esiste un filo conduttore; ‘A Perfect World’, traccia d’apertura dell’LP, riesce a toccare un po’ tutti questi aspetti; ‘Holding On For Life’, secondo estratto, è sulla stessa falsariga.
Dal momento che la band è tutto tranne che monotona, il disco spesso esce dal seminato e lascia spazio al background di uno dei due componenti: questo spiega la presenza di ballate blues, quali ‘Leave It Alone’ o ‘The Angel And The Fool’, dei sintetizzatori che fanno da contorno a ‘No Matter What You’re Told’ o della freschezza della title track ‘After The Disco’. A 4 anni dalla prima omonima fatica, i Broken Bells si confermano ad altissimo livello, raro esempio di progetto altisonante e prodotto di grande qualità.

be forestGli italiani
BE FOREST – EARTHBEAT
Il ritorno alle sonorità dark wave e shoegaze è arrivato anche dalle nostre parti. I Be Forest sono parte integrante di questo revival anni ’80 e vanno annoverati a pieno titolo tra i suoi migliori interpreti. A tre anni di distanza dal primo disco, ‘Cold.’, la band pesarese dimostra di essere completamente padrona del genere, senza cadere in una banalissima riproposizione di stilemi altrui, e allo stesso tempo di possedere una notevole capacità di elaborazione e creazione. In ‘Earthbeat’ si fondono atmosfere gotiche, oscure e sinuose, e una colorata energia, frutto dell’innesto di nuovi strumenti, quali fiati, arpe e xilofoni, che dipingono un atmosfera non più oscura e spaventata, ma incantata e sognante.

metronomyIl video
METRONOMY – LOVE LETTERS
‘Love Letters’ è il primo estratto del nuovo disco dei Metronomy, quarto episodio della band elettro pop di Joseph Mount. Io dico solo che il video è diretto da Micheal Gondry, e si vede, e che è splendido, e lo vedrete pure voi.

moderatIl singolo
MODERAT – LAST TIME
Il trio berlinese, a margine del nuovo disco ‘II’, sforna un altro piccolo saggio su come fare elettronica, un bignami musicale per giovani produttori in erba. Lo spread con Berlino sta aumentando, occhio.

SlowdiveIl disco da rispolverare
SLOWDIVE – SOUVLAKI
‘Souvlaki’ è un disco nato nel ’93, quando una parte del campus universitario non aveva ancora emesso il primo vagito. Perché riproporlo ora? Perché gli Slowdive, perno musicale dei primi anni ’90, sono finalmente tornati insieme.
‘Souvlaki’ è un disco di rara bellezza e incredibilmente d’avanguardia per il periodo storico in cui uscì. Distorsioni shoegaze, accenni di elettronica, Brian Eno alla produzione, ballate da lacrimoni, il singolone ‘When The Sun Hits’, Rachel Gosswell e la sua straordinaria vocalità: questi sono solo alcuni dei motivi per cui concedere almeno un ascolto allo storico lavoro della band di Reading.

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