Souper: una sporca cena elegante

di Livio Cerneca

Il ritorno del piccolo affresco di Ferenc Molnár al Teatro Rossetti di Trieste, dove è stato presentato anche nella scorsa stagione, è una benedizione che chi ama il teatro deve assolutamente farsi impartire. Souper (La cena) è un atto unico delizioso e crudele la cui attualità ci schiaffeggia con riferimenti fin troppo familiari: ricchezza volgare degli uomini di successo e dei loro lacchè, caricature di donne, affari imprescindibili dalla corruzione nel mondo delle banche e della finanza, disprezzo supremo per la classe lavoratrice. C’è tutta la nostra realtà, proprio uguale a quella di novant’anni fa, quando l’autore de I Ragazzi della Via Pal scrisse questo testo poco rappresentato e oggi prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Diretto da Fausto Paravidino e interpretato da Filippo Borghi, Adriano Braidotti, Ester Galazzi, Andrea Germani, Lara Komar, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos e Federica De Benedittis, Souper è in un certo senso consolatorio: ci eravamo convinti di essere stati, negli ultimi anni, testimoni privilegiati di un degrado incomparabile, e veniamo invece informati che il passaggio di un secolo è stato pressoché ininfluente.

Benché il nucleo drammatico sia semplicissimo – una cena tra facoltosi personaggi riuniti per festeggiare il direttore di una banca – e l’impianto scenico, pur vivace, ridotto al tavolo intorno al quale si svolge il banchetto e alla proiezione sul fondale di alcuni contrappunti verbali, sul palcoscenico non c’è un attimo di tregua.

La regia di Paravidino è dinamica. Non è semplice far muovere sul palcoscenico tanti attori contemporaneamente, eppure qui il nostro sguardo è costretto a percorrere lunghezza e profondità delle tre pareti senza sosta: mentre due personaggi dialogano, altri due interagiscono dalla parte opposta; se l’azione si svolge su un lato, l’altro non resta mai sguarnito, mentre al centro prosegue l’attività, e così abbiamo l’illusione di trovarci lì, di essere anche noi ospiti nel salone in cui, improvvisamente, nel corso della formale serata celebrativa, cala l’imbarazzo e fa irruzione la verità, quella brutta, sgradevole, quella che inaspettatamente modifica i rapporti e li svela.

E tutto a causa, o per merito, di un mandato di perquisizione e un ordine di comparizione immediato a carico del padrone di casa, a partire dai quali si scatena un delirio che, in rapida successione, passa da costernato a rabbioso, da codardo a euforico, degenera nell’orgiastico e si spegne in una trionfale meschinità. Compresso nello spazio di un’ora, ecco un discreto repertorio delle miserie umane, rappresentate senza alcuna esagerazione, purtroppo.

In programma alla Sala Bartoli del Teatro Rossetti, dal 6 all’11 dicembre.

Trieste, 1965 –

(La nota biografica minima sopra riportata potrebbe essere soggetta a lievi rettifiche nell’evenienza di inaspettate e disdicevoli circostanze)

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