STARNUTO

di David Watkins

È il risvolto violento del respiro, la sua piccola ferocia. Preceduto da una breve premessa di tremolo e sottilissima commozione, semplicemente arriva, intermittente e puntuale. Non ha la natura eminentemente muscolare del singhiozzo, non porta con sé il lungo gioioso tormento del solletico, ma preferisce, piuttosto, riassumerli entrambi, in una leggerezza tutta sua, quasi traducendo l’irruenza dello spasmo nella calma appannata di uno sbadiglio; si capisce da subito che il suo elemento di destinazione è l’aria, l’impalpabile del mondo.

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Il piacere che ne deriva ha un che di sessuale; un orgasmo minimo. Come se, attraverso lo starnuto, la sessualità avesse inventato uno stratagemma per uscire dal privato delle camere da letto e intrufolarsi tra le strade, libera, d’un tratto, di vagare in piena luce, sotto gli occhi di tutti.

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Ad Amleto basterebbe starnutire, in un punto qualunque del suo monologo, per convertire la tragedia in commedia, e trovare così una risposta, incontestabile e fulminea, al suo dilemma.

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