Terza pagina #11. Ted Hughes, “February”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

February

The wolf with its belly stitched full of big pebbles;
Nibelung wolves barbed like black pineforest
Against a red sky, over blue snow; or that long grin
Above the tucked coverlet – none suffice.

A photograph: the hairless, knuckled feet
Of the last wolf killed in Britain spoiled him for wolves:
The worst since has been so much mere alsatian.
Now it is the dream cries ‘Wolf!’ where these feet

Print the moonlit doorstep, or run and run
Through the hush of parkland, bodiless, headless;
With small seemeing of inconvenience
By day, too, pursue, siege all thought;

Bring him to an abrupt poring stop
Over enravings of gibbet-hung wolves,
As at a cage where the scraggy spanish wolf
Danced, smiling, brown eyes doggily begging

A ball to be thrown. These feet, deprived,
Disdaining all that are caged, or storied, or pictured,
Through and throughout the true world search
For their vanished head, for the world

Vanished with the head, the teeth, the quick eyes –
Now, lest they choose his head,
Under severe moons he sits making
Wolf-masks, mouths clamped well onto the world.

 

Febbraio

Il lupo con la pancia cucita piena di grosse pietre;
lupi nibelunghi irti come una foresta di pini neri
contro un cielo rosso, sopra una neve azzurra; o quel lungo ghigno
sopra il copriletto rimboccato – nessuno basta.

Una fotografia: le zampe spelacchiate, nocchiute
dell’ultimo lupo ucciso in Gran Bretagna gli hanno reso insignificanti tutti
[gli altri:
il più terribile gli sembra ormai poco più che un alsaziano.
Ora è il sogno che grida “Al lupo!” dove queste zampe

stampano la soglia al chiaro di luna, o corrono e corrono
nel silenzio dei parchi, senza corpo, senza testa;
e senza apparente disturbo, anche di giorno,
inseguono, assediano ogni pensiero;

lo portano a fermare di colpo l’attenzione
su qualche stampa di lupi impiccati,
presso una gabbia dove l’irsuto lupo spagnolo
danzava, sorridente, implorando con occhi bruni da cane

il lancio di una palla. Queste zampe, deprivate,
ostili a tutto quello che è ingabbiato, raccontato o dipinto
in giro per il mondo vero vanno cercando
la loro testa scomparsa, il mondo

che se n’è andato con la testa, i denti, gli occhi vivi –
adesso, prima che scelgano la sua testa,
sotto lune severe egli se ne sta seduto a fabbricare
maschere di lupo con bocche che tengono il mondo stretto fra le zanne.

 

 

(da Lupercal/Lupercale, traduzione di Nicola Gardini, in Ted Hughes, Poesie, a cura di Nicola Gardini e Anna Ravano, Mondadori 2008)

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