Terza pagina #14. “I tossici, gli anni Novanta e l’ordinaria domenica di Jenky-Janka”

di Giulio De Belli

Era per me doveroso scrivere di quest’uomo. Grazie a lui ho potuto creare un repertorio di canzoni rock che mi ha permesso di fare discrete incisioni e ottimi concerti per anni.
Le sue storie erano tutte tragicamente vere e lui era solito raccontarle con naturale e autentica semplicità: la cronaca della sua vita disperata, gli episodi incredibili del folle e grottesco quotidiano di un eroinomane pazzo e impenitente, di uno scoppiato, di qualcuno che ormai non tentava nemmeno di disintossicarsi ma anzi esaltava quello stile di vita estremo e duro, sempre in bilico fra il carcere e l’overdose.
Questa storia si svolge in un periodo storico molto particolare, nella prima metà metà degli anni novanta, quando io ero poco più che ventenne e Jenky-Janka era un cinquantenne strafatto la cui vita era giunta quasi al capolinea.
Per passare ore felici e trovare infiniti spunti per canzoni e poesie mi bastava andare all’Osteria di via Ginnastica, dove lui praticamente albergava, spendere cinquemila lire per un litro di pessimo Tocai, prendere due bicchieri e sedermi al suo tavolo. Lui mi accoglieva sempre con un sorriso sdentato e l’alito vinoso. Appena mi vedeva alzava le braccia con giubilo e, teatralissimo, mi apostrofava come “la sua giovane rock star”. Ci stringevamo la mano gioiosi e, dopo aver superato l’impatto terrificante dell’odore che emanava (un mix di sudore canino, tabacco e vino), gli facevo sempre la stessa domanda: “Allora Janka, cosa hai fatto ieri?” .
Aveva uno strano modo di parlare, addolciva sempre la lettera “C”… un po’ alla spagnola. Sì, insomma, la prolungava. Per esempio, quando diceva “ciao”, questo “ciao” diventava un “Cchao, ma se per caso la “C” era dura, beh allora prolungava la prima vocale del sostantivo che seguiva, del tipo che “casa” diventava “ Caasa” e via così. Parlava lentamente e, immancabilmente, mi scroccava le sigarette. Aveva gli zigomi alti, gli zigomi dell’est e delle occhiaie nere spaventose. Era alto e magro ma aveva le spalle larghe che lasciavano intravedere il fisico di un ex sportivo o quello di uomo nato con sana e robusta costituzione. Aveva la linguaccia dei Rolling Stones tatuata sull’avambraccio sinistro per “nascondere meglio le ferite di guerra”, così diceva per motivare il tatuaggio… ma anche per far sapere a tutti, in modo inequivocabile, che lui faceva parte dei discepoli di Keith Richards in tutto e per tutto perchè “il Rock ‘n, Roll non si ascolta, si vive!”. Quel pomeriggio esordì con queste parole :
“Eh beh, ieri è stata proprio una giornata del cazzo… era domenica e ho patito le pene dell’inferno!”
“Come mai?” chiesi versando da bere.
“Mi sono svegliato confuso e felicemente pronto a farmi la ‘sprizza del buon giorno’ ma, alzandomi dal letto, ho visto soltanto i cani che si inchiappettavano tra loro… qualcosa non quadrava e quando mi sono reso conto che mio fratello ( “Il Console” ) e Milena ( la donna tossica del Console) non erano in casa mi sono fiondato nel cassetto delle scorte e Porca Troia….era vuoto! Quei due stronzi si erano fatti tutta la mia roba, capisci! Ladroni di merda! Sono entrato nel panico, cazzo! Pensa che non mi sono neanche fatto la doccia… che la domenica la faccio sempre… è un rito… cioè in settimana ho da fare mille cose, vado al Sert, sento la radio, compro la roba ma la domenica no! La domenica è sacra anche per me e di solito mi rilasso, mi lavo e invece, per colpa di questi due jenkoni bastardi, sono dovuto scendere e battere la strada. Non ho nemmeno portato i cani fuori a cagare, fanculo! Dovevo trovare un po’ di roba e in fretta anche. Guarda mio giovane rocker, è stata una vera domenica di merda!”
“Beh ma poi hai risolto, no?”
Si accese una delle mie Lucky Strike… aspirò profondamente, ma con grande calma, e facendo un’espressione soddisfatta arcuando verso il basso gli angoli della bocca continuò a professare:
“Ma sì sì, ovviamente, però con grande fatica. Faceva caldo, un caldo boia, io a piedi, gli autobus che arrivavano uno ogni morte di papa, cioè ti giuro una gran rottura di coglioni! Sono andato giù al bar e ho iniziato a telefonare ai miei pushers, e loro tutti a dirmi che no, che è domenica, che oggi è impossibile e bla bla bla. Sudavo e iniziavo a entrare celermente in astinenza e alla fine Deo Gratia ho fatto pietà allo Zingaro che mi ha detto “boh ok ma vieni sotto casa di mia madre perché sono da lei a pranzo”. E così sono andato da sto’ stronzo che, lo sai no, è il peggiore di tutti. Ti fa sempre le Buste scarse.
“Già!”
“Era a pranzo da mammina, come i bravi ragazzi di buona famiglia che la domenica..”
“Seee…” Annuii con stizza.
“Si, ok, beh allora inizio a camminare, mi faccio la galleria e frugo nella tasca, faccio il check! I soldi erano appena sufficienti per la roba, ma la Pompa era quella di ieri! Perchè i due cazzoni, oltre all’Ero, mi avevano preso anche le pompe sterili! E mi avevano anche lasciato un bigliettino nel cassetto con su scritto che si scusano ma che stanno troppo male e che ci vediamo al bar sotto casa verso sera…. cioè neanche mio fratello ha pietà di me, capisci?”
“ Un vero stronzo eh?”
“ Eh boh dai…. ha problemoni anche lui, poi Milena è come il muro di Berlino!” Janka fa una pausa “ Demolita e piena di buchi! Aha aha aha ah e mi sa che se il Console non le passa la roba gratis non gliela dà neanche, capisci? Io lo capisco questo… Non essere troppo duro con il Console, credimi ha certi cazzi……”
“ E tu qualche donna c’è l’hai adesso, Janka?”
“ Amico mio, ho già due cani!”
“ Sì…. comprendo. E dove sta la mamma dello Zingaro?”
“ Ma lontanissimo cazzo, guarda un’odissea. Abita vicino Baiamonti… ad ogni modo, sudato stanco e in astinenza finalmente arrivo tremante sotto casa della vecchia, suono il campanello e dopo un secolo mi risponde la strega, sta voce stridula, insopportabile e mi fa: chi èèèèeeh?” .
Janka abbassa lo sguardo verso il bicchiere, lo scola di botto e se ne versa dell’altro. Poi mi fissa negli occhi e fa “Questa voce metallica dal citofono! Orrendo! Troppi alti e un tono da ex troione da night club….intollerabile. La mamma, capisci. Mammina! Allora le rispondo: “Signora sono Janka dica ad Andrea di scendere un minuto”. Questa dice di sì e io mi siedo per terra e aspetto. Ohi (e sottolineo Ohi!), dopo un cinque minuti mi arriva, lo Zingaro, e mi dice che vuole i soldi, cioè neanche un ciao, solo se ho i soldi. Glieli do e lui mi dà la roba. Guardo la busta e gli faccio una faccia come a dire “viva l’abbondanza” e lui mi risponde che è domenica! Cioè proprio con tono imperativo. E così ci salutiamo.”
“E quindi… todo bien?”
“Un cazzo. Mi guardo intorno e non trovo un bar aperto dove andare a farmi! Allora cammino, cammino e cammino ma niente. Neanche una fontana, il deserto totale. Faccio due conti e capisco che non riesco ad arrivare fino a casa, sto troppo male!” .
“Ma scusa, non potevi sniffarne la metà e poi andare a casa a farti in pace il resto?”
“Negativo! Zero… il caro Zingaro mi ha dato quella bongia tipo “Pongo” cioè quella che proprio va sciolta e wroooom dritta in vena, capisci. Proprio stronzo fino in fondo!”
“E dunque?”
“E quindi vedo una vecchia signora che sta per entrare in un portone e mi viene la grande idea luminosa! Ha le chiavi di casa in mano, capisci?”
“No…”
“Le vado incontro piano piano, con fare rassicurante. Vedo che ha due borse di nylon in mano, è anziana, così le sorrido e le dico “Ciao signora, devo chiederle solo un piccolo piacere, siccome sto male mi chiedevo se potevo usare il suo bagno per pochi minuti, le porto io le borse su per le scale. Ehm… sono un po’ in emergenza. Ci metto solo un minuto”
“Grande janka! Io non ci avrei mai pensato!”
“Eh ma dopo trent’anni di dipendenza la mente ti diventa rapida….”
“E lei?”
“E lei mi squadra dalla testa ai piedi e mi dice: giovanotto, a parte il fatto che questo condominio ha l’ascensore, diciamo che piuttosto che farla entrare in casa mia preferirei cagarmi in mano e mangiare direttamente la mia merda! E mi chiude il portone in faccia! Ma ti rendi conto? Che maleducazione!”.

Jenki-Janka aveva tutto il kit per l’iniezione ma gli mancava l’acqua. Ma la fede è grande e Dio è in ogni luogo e così, anche nella disperazione tossica di una soleggiata domenica d’estate, con il grande sogno nelle tasche, succede che da ovest il cielo si annuvola, il vento cambia all’improvviso e in pochi secondi si prepara un temporale maestoso che, probabilmente, cagherà dal cielo gocce d’acqua grandi come perle… ed è qui che al nostro eroe arriva la seconda idea geniale. Janka si guarda attorno e nota che le finestre intorno e sopra di lui si chiudono, che il traffico già scarso tende a scemare sempre di più e allora… E allora ecco che arriva lei, la cosa più democratica del mondo: la pioggia. Lei, che cade per tutti, ricchi e poveri, sani e malati…. pura e purificatrice e allora…
“E allora vedo una bella pozzanghera neonata e mi ci siedo davanti, tiro fuori la pompa, la riempio d’acqua piovana e a quel punto ho risolto! Vado nel primo portone, tiro fuori cucchiaio e zippo, ci metto la roba dentro e comincio a scaldare il tutto, il filtro l’ho già pronto da ieri notte e finalmente tiro su tutto e mi flippo!”
Aveva un sorriso soddisfatto Janka, e rubandomi un’altra lucky ha buttato giù il suo quarto di vino a collo. Poi mi ha guardato fisso e con tristezza ha realizzato che il litro era bello che andato. Ho chiamato un altro giro e lui si è rasserenato all’istante. Ne era valsa la pena, mi aveva raccontato una storia bellissima.

Oggi Jenky-Janka, suo fratello il Console e Milena sono tutti al campo santo. Erano stati ragazzi in un periodo difficile, gli anni Ottanta, e poi venivano tutti da famiglie disgraziate, mi mancano molto. Era gente autentica, certo rubavano si prostituivano e spacciavano… ma con me erano sempre splendidi. Io ero solo un ragazzino ma loro non mi hanno mai incitato a fare uso di droghe, anzi! Quando la mia curiosità si spingeva oltre e chiedevo di farmela provare loro si incazzavano sempre e se ne andavano lasciandomi solo. Una volta chiesi la droga a Milena e lei mi disse che per l’anagrafe avrebbe potuto essere tranquillamente mia madre e poi, di scatto, mi mollò una sberla a palmo aperto. Il suo volto si fece triste e mi disse semplicemente queste parole: “Come puoi chiedere una cosa simile a tua madre, stronzo, vergognati!”. La merda che sono diventato negli anni a venire è stata una cosa mia personale. Da autodidatta.

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