Terza Pagina. L’eredità di un mondo

di Enrico Giacomini

 

Qui la pioggia ha sorpreso gli uomini,

violenta e improvvisa

nel riempire le crepe di giugno

con la puntualità delle estati

passate. (E se mi affaccio

alla finestra, nulla

sembra cambiato.)

infilzato

in un’attesa di ruggine, ancora

ritrovo sull’orlo dell’orto il ricordo

del tuo vecchio forcone.

 

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“Satu Ricut, mi soi propit
stufade des besties.” mi dice
Robertina per l’ennesima
volta. “Ma non delle galline, loro
mi sono amiche: quando gli parlo
rispondono sempre.”

E se tu
fossi qui, l’avresti lasciata
parlare, ascoltandola
con la stessa pazienza
di sempre. E alla fine l’avresti
buttata sul ridere, rivolgendoti
a me, che non potevo capire
ancora, e ti guardavo
imbarazzato.

(La solitudine degli anni
in fondo bisogna saperla raccogliere
in qualche modo, e voi lo avete fatto:
dentro il metro quadrato
di un pollaio, nelle piccole
scadenze dell’orto…)

“E non c’è niente di male.”
– dicevi. Ma ora lo so
che non stavi del tutto
scherzando.

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