The strain: i vampiri di Guillermo del Toro

di Alessandro Amato

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Ancora vampiri. La produzione cinematografica, negli ultimi dieci anni in particolare, ha fatto di queste creature mitiche i protagonisti di svariati film, serie televisive e cartoni animati di dubbio gusto. Storie di vampiri hanno incessantemente popolato i teleschermi mondiali, nell’ultimo decennio, senza soluzione di continuità, al punto tale che persino agli amanti del genere è venuta la nausea. La recente americanizzazione dei vampiri ce ne ha infatti restituito un’immagine davvero curiosa. I vampiri sono divenuti persone comuni, dei Signor Rossi qualunque che, oltre a dover risolvere i loro quotidiani e umanissimi problemi, hanno pure il compito – impegnativo e hollywoodiano – di salvare il mondo di noi poveri umani.

Il vampiro, insomma, si è trasformato in un nuovo eroe borghese; una svolta che all’inizio ha certamente rappresentato un interessante rovesciamento rispetto alla tradizionale figura, elegante e appartata, aristocratica e fascinosa, del signore delle tenebre. La fortuna che la figura del vampiro aveva assunto nell’immaginario letterario romantico e pre-romantico dell’Europa occidentale (provenendo dalla celebre leggenda transilvana), era strettamente connessa alla sua figura aristocratica. Ce lo testimonia anche il capolavoro di Bram Stoker, nella cui storia si possono vedere nitidamente emergere i tratti e le virtù borghesi dei protagonisti, opporsi a quelli antagonisitici, malvagi e aristocratici del vampiro. L’immonda e degenerata bestia aristocratica, che si nutre del sangue della povera gente – e delle belle ragazze dell’alta borghesia – soccombe alla fine di fronte alle virtù e all’ingegno borghesi dei protagonisti.

Quello di The Strain è un caso particolare, un’inversione di tendenza rispetto all’odierno immaginario vampiresco. La prima notizia, positiva, è che almeno questa volta i vampiri sono tornati ad essere malvagi: uccidono, divorano e non risparmiano neppure i propri innocenti familiari. Sembra finita, finalmente, l’era dell’ormai trito copione dei vampiri-gente-come-noi. Il regista e ideatore della serie è il celebre regista messicano, emigrato in California, Guillermo del Toro (vedi il Labirinto del fauno). Del Toro è un regista, sceneggiatore e fumettista, amico intimo delle altre due grandi rivelazioni cinematografiche messicane degli ultimi anni: Cuaron (I figli degli uomini, Harry Potter III, Y tu mama tambien) e Iñarritu (21 Grammi, Babel, Bird man).

La serie è basata su una trilogia di fumetti scritti da Del Toro e Chuck Hogan, La progenie in italiano, la quale aveva già fatto parlare di sé, nonostante fosse stata pensata appositamente per un pubblico di nicchia. A consacrare però il trend di potenziale successo della serie, è stato l’episodio pilota, che ha lasciato gli amanti del genere, me compreso, effettivamente a bocca aperta. Vediamo di cosa si tratta. Qui i vampiri non sono più i simpaticoni di True Blood, sono orrendi, cattivi e succhiano il sangue (quasi ce lo dimenticavamo); ma non lo fanno più attraverso i canini, bensì tramite una sorta di ributtante proboscide-lingua, lunga più o meno un metro. Un’ulteriore e interessante novità è rappresentata dal tentativo (a volte maldestro) di dare un fondamento e un’attendibilità realistico/scientifica a tutta la storia: il vampirismo sarebbe causato infatti da un parassita ematofago vermiforme che si riproduce con estrema velocità.

La banda dei “buoni”, in un’amichevole eterna lotta fra scienza e uncanny, sapientemente inscenata dal regista, si divide tra l’ultra-razionale epidemiologo della CDC (Center for Disease Control) Ephraim Goodweather (Corey Stoll, qui con un orrendo parrucchino) e il vecchio ebreo cacciatore di vampiri Abrahim Setrakian. L’unica cosa che accomuna i due personaggi è il nome di origine ebraica, chissà che questo particolare non prepari una qualche clamorosa sorpresa per il prosieguo della serie. Del Toro sembra proprio voler puntare tutto sulla distinzione tra due tipi di “buono”. Il giorno e la notte, scienza contro irrazionalità, Goodweather vs Setrakian, suggerendoci che il male, come il bene, possono trovarsi tanto nella ragione che nella follia, e che è necessario aguzzare gli occhi per distinguerli. Lo stile spazia dalla fantascienza all’horror, dal realismo al surrealismo, dall’azione al mero trash, esponendosi in tal modo a un grande pericolo. La serie in questo modo rischia di bombardare il pubblico con elementi troppo disparati, e il risultato potrebbe rivelarsi semplicemente caotico. I presupposti scientifici inoltre si affievoliscono col progredire della storia, e lo stessoi dottor Goodweather inizia a lasciarsi guidare vieppiù da emozioni ancestrali come l’amore e la rabbia (smette addirittura di bere il latte, e riprende ad alcolizzarsl – nonostante avesse appena finito di disintossicarsi).

The strain inscena quanto di più orribile possa incombere sul genere umano: un’epidemia abbastanza veloce e potente da annientare un’intera metropoli in pochi giorni, vegliata da una crescente schiera di malvagi mostri invasati, pronti a tutto pur di prevalere sulla razza nemica. Ironicamente, forse, una delle ragioni del successo della seria negli Usa, è da ascrivere indirettamente a quelle che sono state (e sono tutt’ora) due delle principali paure del popolo americano. Paure ben reali, che da questo agosto hanno iniziato a tormentare lo spaventabilissimo popolo americano, proprio in contemporanea con l’uscita della serie.
Questo parallelismo, certamente non ricercato da Del Toro, ma alquanto evidente, riemerge nelle frequenti situazioni in cui, a turno, i vampiri e i buoni, decapitano o frantumano le teste dei rispettivi nemici, lasciandoci su dei fermoimmagine che non possono non richiamare alla mente le scioccanti decapitazioni operate dall’IS.

Inoltre “The Master”, il cattivo, ha tutte le caratteristiche del grande leader di un gruppo terroristico: agisce nell’ombra e appare difficilmente in pubblico, tutti i suoi discepoli lo venerano come fosse una divinità, ed è un esperto di marketing del terrore. Una pura immagine del male. Per sconfiggerlo sarà necessario mettere da parte i sentimentalismi, i diverbi, i problemi sociali e se necessario anche la morale: ciò che importa è distruggere il nemico e salvare l’umanità. Questi discorsi vi ricordano qualcosa, tipo George Bush e la folle politica militarsita americana degli ultimi tredici anni? Siete sulla strada giusta…

Al di là dell’Al-Baghdadi dei vampiri, l’altra grande fobia americana è da sempre quella di una devastante pandemia. Non c’era momento migliore, in effetti, per esorcizzarla (o fomentarla), proprio ora che, a Dallas, la prima vittima di Ebola è stata confermata. Insomma, ti svegli una mattina e scopri che il sole ti ustiona, senti la gola indolenzita (la mutazione sta avanzando) e non riesci a mangiare nulla, ma provi un’irrefrenabile voglia di avventarti goloso su tutto ciò che sanguina. Niente di più terribile.

La metafora vampirismo-pandemia della serie ci offre anche un’idea – alquanto realistica – di come verrebbe gestita mediaticamente e politicamente una potenziale epidemia. Il dottor Goodwheater infatti, avendo intuito immediatamente l’enorme pericolo dell’epidemia vampiresca, viene sollevato dall’incarico per evitare che dalla diffusione mediatica della terribile notizia consegua il crollo delle esportazioni americane. Inoltre, per gli appassionati dei dietrologismi più cupi e tortuosi, fa capolino anche il tema del complotto internazionale, quello stesso che secondo alcuni si celerebbe dietro alla diffusione del virus Ebola. È un caso inquietante, anche questo purtroppo ben reale e passato quasi completamente sotto silenzio, quello della morte dell’esperto dell’OMS Glenn Thomas, avvenuta nel tragico e misterioso abbattimento, quest’estate, del volo MH17 (partito da Amsterdam, diretto in Malesia e abbattuto mentre sorvolava l’Ucraina quest’esate). Anche se Ebola ha mietuto la prima vittima a Dallas, le autorità reali – non quelle cinematografiche – della CDC, dicono di avere tutto sotto controllo, malgrado le lamentele circa l’inadeguatezza delle precauzioni, e i sospetti di disinformazione. Ai cittadini americani non resta che affidarsi alla loro competenza e sperare che la realtà sia tutt’altra cosa dall’horror-fantasy di Del Toro…. questa volta.

@Aleamatotim

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