“Todos los saben” di Asghar Farhadi

di Francesco Ruzzier

I film del due volte premio Oscar Asghard Farhadi si sono sempre contraddistinti per un lavoro di scrittura puntuale, preciso ed incisivo come un orologio svizzero. Dei meccanismi perfetti, capaci di esplodere sempre nel momento più opportuno, scoperchiando un vaso di Pandora stracolmo di rancori passati ed implicazioni morali sui rapporti interpersonali dei protagonisti.

Non c’è quindi da stupirsi se Todos lo saben, film d’apertura della 71ª edizione del Festival di Cannes, inizia con una sequenza dedicata agli ingranaggi dell’orologio di un campanile: l’intercedere del tempo muove ogni cosa, portando con sé il peso del passato, mentre le campane sono pronte a suonare.

Dopo anni di assenza, Laura torna assieme ai due figli nel suo paese natale in Spagna dall’Argentina, per partecipare al matrimonio della sorella. Lì ritrova tutto il suo passato, i suoi affetti, ma anche ricordi che non voleva tornassero in superficie.

Quello che infatti sembrava un felice ritorno a casa si tramuta in un incubo quando sua figlia viene rapita, e i misteriosi rapitori chiedono un riscatto. Le campane sembrano pronte a suonare, dando il via ad una serie di eventi pronti a travolgere ancora una volta i personaggi del regista-sceneggiatore iraniano.

Questa volta, però, si percepisce da subito che più di qualcuno degli ingranaggi rischi di non funzionare a dovere; che qualcosa non torni, che la puntualità e la precisione non faranno parte di questa storia. E in effetti questa volta l’intreccio, il gioco di incastri e i dubbi morali dei protagonisti non accumulano alcun tipo di incisività con l’avanzare dei minuti.

Farahdi appare infatti spaesato tanto quanto i suoi personaggi, incapace di trovare, come loro, la soluzione per risolvere questa storia. Così come la protagonista, il regista di Una separazione non trova la propria dimensione in questo paesino della provincia madrilena, nonostante tutti conoscano tutti, nonostante chiunque sembra sapere già il segreto che si cela dietro questa misteriosa sparizione. Più che una mancanza di idee sul piano narrativo, sembra che ad essere svanita nel nulla sia un’idea di regia capace di supportare l’idea di mistero che il film dovrebbe trasmettere. Ecco quindi che il melodramma si fa ben presto telenovela, il thriller un mistero da romanzetto rosa. Le colpe di questo vanno probabilmente spartite tra una regia anonima e mai interessante, un cast senza alcuna direzione e una coproduzione internazionale che, come spesso accade in questi casi, ha ridotto il film ad essere una lista di nomi su un cartellone e un accumulo di immagini da cartolina per incrementare il turismo.

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