Poesie scelte di Eleonora Domesi

di Eleonora Domesi

Radura

Tu lo sai che nella vita

Io ho viaggiato tanto

Ma il viaggio più impervio

È stato quello da un corpo ad un altro

Quattro mesi volati in un sogno

Ma il prezzo di quello spazio liberato

L’avrei pagato al mio ritorno.

Le loro mandibole al tappeto,

Si fermarono a guardare,

Gli occhi più sporgenti delle vene

Sul braccino magro

“Eri un miracolo che ballava sotto a un vestito,

Sei tornata e dal petto una vallata

Si è estesa sulle dolci colline,

Un lenzuolo spento e smagrito.”

Il mio corpo brucia,

Quante volte hai provato a calpestarlo?

Ma hai solo soffiato debolmente sulle fiamme

Per levarle ancora un po’ più in alto

In alto i miei capelli e il cespuglio

Che c’ho in testa

Dimmi come faccio ad abbassare la cresta,

“Un uomo mai ti toccherà”

Ma io sono un fiume

E ho nuotato in ogni mia insenatura

Prendimi per mano e ti accompagnerò

Nella mia radura.

Tu che ascolti, fa attenzione

A parlarti è una creatura

Anche se ti sforzi di pensare

Che sia solo di cartone

Che sia muto il suo urlo

E mi s’infrange addosso la tua occasione mancata di ribellione

Quando non potevi sentirti solo tua.

La notte scorreva il mio dito lungo i bottoni

Sulla schiena

Li credevo un ostacolo ma ad ogni tocco

In una squama si increspava la pelle mia,

Che sollevavo, riportando alla luce me stessa.

Ti perdonerò e, delicatamente, ti bacerò in testa

Non perdendomi per averti ferita

Ma perdonandomi se ritrovandomi,

Riscoprendomi, sono guarita.

Sorella, tu forse senti ciò che dico,

Ma non comprendi ciò che sento
La mia mano è la corolla aperta

Di un loto sbocciato lungo la riva,

Ad accogliere il testimone della tua avventura.
Le fameliche tue parole timidamente

Son la voce di un flebile timore

Di un finale di partita.

Ma non temere, dolcemente ti lascerai

Inabissare nella valle

Tuffandoti dalla vecchia altura,

La lotta sarà presto finita:

Finché ho appetito e fame di vita,

Io non ho paura. 

****

Attimo di meraviglia

Attimo di libertà

Quando sono fuori

Ma i tuoi passi trascinati dall’odore di caffè del primo giorno

Che siano di gioia o di tormento

Indissolubile scia senza parole

Li lega al tonfo del mio cuore

Accendi lo stereo ed è un tonfo nell’oceano

In cui ti immergi mentre ascolti

Una vita, alla meglio, cercherò di scoprirlo:

Cosa nascondi?

È sempre la libertà il piatto caldo

in fondo alle fatiche a rimanere a quella gratitudine

Disperatamente legata?

La lama del coltello il prolungamento

Delle tue affusolate dita come scie di stelle bionde come la crema che sulla ricotta

ricrea quelle dolci onde impetuose che ti dipingono le guance

Che anche senza fondotinta brillano come le melarance

Che ti arrabbi quando non lavo a fondo per mangiarle

Mentre lascio una macchia di sporco attorno

E anche se sembri sempre arrabbiata e mai decisa

a recidere il tuo sguardo in cagnesco dai miei occhi che rivolgo forse verso il cielo troppo spesso

Sarà grazie a te che sconteremo la più benefica condanna

Di una vita a cui sarò stata ben preparata.

Ora corron le tue dita lungo i bottoni della bianca camicia

Con la calma con cui esci di casa

Anche se sei sempre di fretta

Aspetta. Quella è la tua partita?

Se sia libertà io non so dire,
Ma la meraviglia di rinunciarvi

Per moltiplicarla in un embrione di non sempre

sicura felicità

Chiamato “figlia”.

****

Castagne d’autunno

Se tu venissi in autunno

spazzerei via l’estate

vedrei sul volto solo foglie rosse

e non che essa al tuo partire è già finita

prima che iniziasse. 

Se potessi rivederti tra le castagne,

raccoglierei settembre in un gomitolo

e lascerei attorno al cuore le radici attorcigliate

perché ombra possa calare sui nostri sogni. 

Se fossero trecento notti,

Conterei le stelle per non accorgermi

Del tempo che mi separa dal sonno

Del desiderio di averti solo per una. 

Se fosse questione di eterno, 

in un lampo spazzerei via 

come una scorza la paura 

E affronterei un istante di vita perpetua.

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