Dieci anni e non sentirli: “La merda” a Trieste

di Andrea Parenzan, Martina Pecenca e Beatrice Pennacchia*

Foto Valeria Tomasulo

Che La merda, spettacolo teatrale diretto da Cristian Ceresoli e interpretato unicamente da Silvia Gallerano, rappresenti una vera e propria provocazione è chiaro fin dalla scena iniziale: la protagonista si presenta completamente nuda, seduta su un maestoso piedistallo e, scrutando la realtà circostante, dialoga tra sé e sé riportando al pubblico un chiaro messaggio: “Quanta merda, quanti sacrifici, quante violenze una donna deve ingoiare per poter essere accettata e per poter riuscire a sopravvivere e ad affermarsi in questa società?”.

Silvia Gallerano ci presenta un personaggio capace di mettersi a nudo fisicamente e idealmente riuscendo, così, a lanciare un grido di denuncia contro le enormi pretese che la società richiede per veder realizzati i propri sogni e desideri.

Il monologo dello spettacolo svela le insicurezze di una giovane donna, segnata da un passato fatto di traumi e violenze sessuali, che si riflettono nel suo triste presente e nella rincorsa al sogno di diventare un’attrice di successo. Ciò porterà la donna a confrontarsi con temi come l’insicurezza, i pregiudizi, la libertà di espressione e un grave lutto familiare – affrontati con punte di rabbia e tragica repulsione, sebbene non manchino battute che strappano più di qualche risata tra il pubblico.

Tema ricorrente è l’aspetto esteriore che, nelle donne in particolare, viene associato al desiderio di raggiungimento di un modello di perfezione da dover perseguire, poiché anche i minimi difetti possono, ormai, rappresentare gravi disagi interiori, come per la protagonista – proprio lei, così “piccola” – che più volte fa riferimento alle sue “grandi cosce”.

Pertanto la sua più intima nudità viene mostrata, ma non commentata, perché emblema del coraggio e della forza che ogni donna possiede nel rifiutare (così Gallerano nella sua forte denuncia), ma allo stesso tempo accettare (com’è costretto a fare il tragico personaggio messo in scena), i compromessi di un mondo gravato da una visione maschilista della società e del corpo della donna in particolare.

Gallerano mostra di essere padrona del suo corpo, come della scenografia e del suo pubblico, anche grazie alla padronanza della voce, che modula in vario modo nel corso dello spettacolo e in grado di sintonizzare lo stato d’animo del pubblico con quello del personaggio.

All’interno del monologo viene anche trattato il tema della disabilità che, a nostro avviso, è rappresentato in maniera un po’ forzata ed eccessiva poiché vengono ricalcati i disturbi di cui una persona disabile soffre, presentandoli attraverso atteggiamenti ridicolizzanti. Voleva far ridere? Riflettere sulla narrazione delle persone con disabilità nella nostra società? Non si è capito. Una (piccola) nota stonata in uno spettacolo per il resto ottimo. E attualissimo, nonostante sia sulla scena internazionale da ormai dieci anni. Un plauso alla Contrada per averlo portato anche a Trieste.

*Andrea Parenzan, Martina Pecenca e Beatrice Pennacchia frequentano il quinto anno dell’Istituto professionale Scipione De Sandrinelli di Trieste.

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