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Selezione sociale e Fertility day

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di Andrea Muni Anche se la prudenza consiglierebbe di non precipitarsi a scrivere di questo piccolo grande “caso”, mi sembra veramente impossibile non farlo. Dopo la levata di scudi contro gli spot pro fertilità del ministro Lorenzini, i nuovi agghiaccianti opuscoli sostitutivi sembrano rientrare nella tipica fattispecie “pulisco la macchia di vino sulla tovaglia strofinandola un po’ con la merda”. Come

Terza pagina #8

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di Andrea Muni Piangere Bruxelles La vecchia nera, enorme e sifilitica che vaneggia sempre all’entrata della metro a de Broukere. Le puttane di rue d’Aeroschott che si specchiano nei pisciatoi muti incastonati nel muro della stazione. Moldava, 21 anni non ha mia visto la Grand Place, è a Bruxelles da due. Altri neri che, duecento metri più in là, si

Europa: canta che ti passa

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di Giuseppe Nava Forse sembrerà strano, ma l’Inno alla Gioia è stata l’ultima traccia a venirmi in mente per questo esperimento di playlist tematica. Questa musica famosissima, culmine della parte corale della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven (scelto nel 1972 come inno dell’Unione Europea, senza però le parole, ovvero l’omonima poesia di Friedrich Schiller) mi è arrivata in sordina

L’Europa dei Popoli, come se non esistesse

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di Ruben Salerno Si è parlato molto di Europa negli ultimi mesi, spesso impropriamente, talvolta in luoghi inadatti e con superba ignoranza. Da chartasporchisti pertanto ci vediamo quasi costretti a dibattere in modo inattuale di un argomento che, se da un lato può sembrare trito e ritrito, dall’altro risulta determinante per il futuro prossimo di tutti noi. Il castello dell’Unione

Euro(di)visione: presagi televisivi sul destino dell’Unione Europea

L’Europa oggi non si troverebbe nei guai – o almeno, non in guai tanto seri – se, al posto dell’Inno alla Gioia di Beethoven, come glorificazione musicale del continente unito fosse stato scelto il Preludio al Te Deum di Marc-Antoine Charpentier, la solenne fanfara che da più di mezzo secolo annuncia i programmi trasmessi in Eurovisione. Formulare predizioni abbastanza accurate

L’identità è una questione linguistica: “L’analfabeta” di Agota Kristof

Manufactura, Tomada de Dokera

di Ilaria Moretti È morta nel 2011 a Neuchâtel, sua città d’adozione. Aveva settantacinque anni e da tempo non scriveva più. A guardare a passo di gambero l’opera di Agota Kristof, scrittrice ungherese naturalizzata svizzera, il tutto suona quasi come una premonizione. In un’intervista del 2005 a Stefania Vitulli aveva confessato di essere stanca, la scrittura aveva perso d’attrattiva, non

Europa e immigrazione: pratiche dell’accoglienza o teorie di un abominio?

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di Lorenzo Natural “Non c’è alcun modo per aumentare in modo organico la popolazione dell’Unione europea di altre 42 milioni di persone entro il 2020, per non parlare di altri 257 milioni entro il 2060: non si può costringere la gente a fare più figli. Aumentare l’immigrazione è dunque il solo modo con cui l’Europa può salvare se stessa dal