“Ragazze per bene” di Olga Campofreda, la giovinezza fra ribellioni mancate e vissute

di Giorgia Chiaro

La letteratura è uno specchio in cui riflettersi. Questa affermazione vale senz’altro per quelli della mia generazione che si apprestano alla lettura di Ragazze per bene, romanzo di Olga Campofreda edito da NNEditore. Campofreda in questo romanzo ci restituisce delle istantanee del mondo di chi era adolescente tra gli anni ‘90 e il 2000, racconta la vita di chi è cresciuto nelle periferie di quegli anni, descrivendo poi quei ragazzi diventati adulti che si barcamenano alla ricerca di sé stessi, cercando di arrabattarsi per sopravvivere al mondo dei “grandi”.

Le protagoniste di questo libro sono Clara e Rossella: due cugine cresciute nella stessa famiglia, ragazze inseparabili durante l’infanzia che hanno preso strade differenti nel corso della vita. Rossella, bella e ubbidiente, la ragazza perfetta che sta per sposare il ragazzo perfetto conosciuto in adolescenza; sul fronte opposto Clara, la “diversa” della famiglia, la ragazza che a vent’anni ha lasciato l’università per dare ripetizioni di italiano a Londra e cercare lontano da casa il suo futuro. La storia di Clara, espatriata a Londra alla ricerca di qualcosa, è la stessa di molte ragazze della sua generazione; e la medesima cosa si può dire di quella della cugina Rossella, che invece decide di restare e fare quello che tutti si aspettano da lei.

Tra passato e presente il lettore viene trascinato in una narrazione di what if, di vite che avrebbero potuto essere, e di altre che saranno; il filo conduttore sono queste due ragazze cresciute nella stessa famiglia, con gli stessi valori e le stesse aspirazioni di perfezione inculcate, che però scelgono destini molto diversi tra loro: una segue il percorso già tracciato mentre l’altra torna a casa solo per le feste comandate. Ci si affaccia quindi su queste due vite, che sembrano rappresentare le due facce opposte di una generazione, e che ci vengono raccontate attraverso i flussi di coscienza della ribelle Clara che, a 30 anni, non ha un lavoro stabile, non ha un casa propria, né un fidanzato, cerca match su Tinder e ha la determinazione di fare della sua vita ciò che preferisce. L’alternativa a questa vita, d’altronde, sarebbe stata quella di rimanere bloccata nella sua cittadina e sentirsi giudicata da persone che fanno le cose tutte nello stesso modo, che ostentano un benessere e una felicità fatta soltanto di apparenza.

Viste le premesse, i temi trattati sono tanti: i legami con la famiglia e le proprie radici, l’adolescenza, il costante bisogno di accettazione (che in fondo è soltanto questione di apparenza). Ragazze perbene è un romanzo da contestualizzare nel filone delle storie familiari tipiche della letteratura italiana, quelle che diventano quasi sempre autofiction, collocate nella medio-alta borghesia del nostro Paese. L’abilità di Camprofreda sta nel rivedere in chiave più attuale questa tradizione letteraria italiana, per fare avvicinare anche il lettore millennial al vissuto dei personaggi della sua narrazione.

L’unica criticità, forse, è l’insistenza su una visione parziale della società. Il romanzo rimane focalizzato su una certa classe sociale, raccontando solo la periferia delle famiglie bene – che però non rappresenta di certo la totalità delle famiglie di provincia. Ma allo stesso tempo il romanzo funziona perché i sentimenti che vengono raccontati, le sensazioni, le insicurezze, sono globali, condivisi da tutti, o almeno da tutti coloro che riescono a rispecchiarsi nell’outsider della scuola, nella ragazza “perfetta”, o in una di quelle ragazze perbene che danno il titolo al romanzo.

Ci avevano cresciute lasciandoci credere che saremmo diventate donne quando
avremmo imparato a badare a una casa tutta nostra, a prenderci cura dei nostri figli,
di nostro marito. Crescere non sembrava poi così difficile, le istruzioni erano davanti
ai nostri occhi, erano ovunque: a scuola, a casa, in chiesa la domenica, alla cassa
del supermercato. Non eravamo pronte a fare i conti con il desiderio, nessuno ce ne aveva mai parlato

Il cuore centrale del libro è la ribellione. Una ribellione mancata, una vissuta, un andare controcorrente e nella direzione opposta a quella che altri vorrebbero da noi: essere delle ragazze perbene in fondo non è che il modo in cui molte ragazze sono state cresciute, educate a essere belle e mansuete, virtuose e giudiziose, prendendo sempre e solo scelte che la famiglia avrebbe ritenuto giuste per loro. Olga Campofreda racconta di come si possano scegliere altre vie, senza conformarsi alla massa e ai desideri mainstream, senza rinunciare alla vita che davvero si vuole.

Questo libro sembra raccontare un po’ tutte noi, “nelle città di provincia le ragazze perbene si assomigliano tutte”, racconta uno spaccato della nostra generazione. Una generazione alle prese con le proprie battaglie, con il mondo, ma anche pronta ribellarsi, a non accettare un futuro preconfezionato su cui altri l’hanno instradata.

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