Solarpunk. Una breve guida alla decolonizzazione del Sole

di Alessandro Sbordoni

Il seguente articolo, già apparso in inglese il 20 aprile 2026 sulla rivista “Blue Labyrinths” e tradotto dall’autore, è la trascrizione rielaborata di una conferenza organizzata dall’Università di Amsterdam, intitolata Planetary Ecologies and Cosmopolitics, alla quale ha partecipato anche Lukáš Likavčan.

Nel suo libro Futuro ancestrale, Ailton Krenak – un filosofo e attivista indigeno del popolo Krenak in Sud America – racconta un aneddoto avvenuto a Milano, all’indomani della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo tenutasi l’anno precedente. Un giorno, entrò in un edificio di proprietà di una ricca signora italiana e scoprì che nel giardino interno della casa era stato piantato un albero alto cinque metri. Tuttavia, la proprietaria non conosceva nemmeno il nome dell’albero: aveva eretto un monumento a una pianta anonima e sconosciuta. Secondo Ailton Krenak, questo è l’epitome della barbarie del popolo occidentale, la cui cultura sradica le ultime foreste senza nemmeno conoscerne il nome proprio.

Nell’antichità, il Sole era venerato come un dio: Ra per gli antichi Egizi, Helios per gli antichi Greci, Sol Invictus per gli antichi Romani. Ma nell’era moderna, è la natura stessa a essere colonizzata. Secondo la filosofa russa Oxana Timofeeva, si potrebbe sostenere che la colonizzazione del Sole e del resto della natura non abbia nulla in comune con la colonizzazione europea delle Americhe e dell’Africa; l’utilizzo del termine «colonialismo» risulterebbe inappropriato in questo contesto. Eppure, gli esseri umani e non umani delle regioni colonizzate della Terra testimoniano la rilevanza strutturale del termine; infatti, non sono altro che cose da usare e gettare via, risorse da sfruttare ulteriormente. Nel suo libro, intitolato Solar Politics, Oxana Timofeeva critica una cosmo-logica estrattiva, in cui le risorse non sono più soltanto estratte dalla Terra (il che equivarrebbe a una geo-logica estrattiva), ma in cui il Sole e i pianeti del sistema solare vengono integrati nell’economia capitalista. Il Sole stesso è solo un altro reattore a fusione nucleare.

E così, oggi, il capitalismo verde è soltanto un’etichetta per una nuova forma di colonialismo su scala planetaria, in cui le risorse naturali vengono sfruttate a fini di lucro economico. L’economia del Sole, che in passato offriva senza chiedere nulla in cambio, è reintegrata nell’economia capitalista della domanda e dell’offerta.

Ma attenzione: la politica solare non intende affatto suggerire che dovremmo tornare a adorare il Sole, né che dovremmo continuare a estrarne risorse. Infatti, l’energia solare non dovrebbe essere collocata né al di sopra né al di sotto dell’economia in quanto tale, ma piuttosto ripensata nel quadro di un’economia di sussistenza.

Come fare?

Per rispondere a questa domanda, è utile riprendere una dicotomia di André Gorz, recentemente resa popolare e ulteriormente sviluppata dal filosofo giapponese Kohei Saito. Esistono, infatti, due tipi di tecnologie: quelle «chiuse» e quelle «aperte». Le tecnologie chiuse sono quelle che non concedono autonomia a chi le adopera: non possono essere riprogrammate facilmente e hanno procedure molto rigide. Un caso esemplare di tecnologie chiuse sono le centrali nucleari, che richiedono per necessità lavoratori altamente qualificati e macchinari costosi per funzionare; sono di proprietà dello Stato e quasi mai di una piccola comunità. Anche se queste tecnologie producono un rapporto apparentemente più sostenibile con la natura nel breve termine, nel lungo termine tornano inevitabilmente all’economia estrattiva del capitalismo.

Invece, le tecnologie aperte riguardano le imprese cooperative e, generalmente, non limitano risorse e servizi in un’economia monopolistica. Un caso esemplare di tecnologie aperte, secondo Kohei Saito, è rappresentato dai pannelli solari e da altre tecnologie basate sulle energie rinnovabili. Queste tecnologie, infatti, possono essere gestite come una forma di bene comune: disponibili, liberamente accessibili e di proprietà collettiva. Le energie rinnovabili, come l’energia solare e quella eolica, sono abbondanti e davvero illimitate. Come osserva Kohei Saito nel suo libro Il capitale nell’Antropocene, queste caratteristiche sono fatali per il capitalismo.

In breve, per un futuro solarpunk dobbiamo lasciare alle spalle le tecnologie chiuse per orientarci verso quelle aperte.

Un’ultima distinzione tra tecnologie aperte e tecnologie chiuse riguarda come esse siano in grado di influenzare i propri operatori in modi radicalmente differenti. Da un lato, l’addetto della centrale nucleare – l’esempio paradigmatico di un sistema tecnologico chiuso – è soltanto un lavoratore salariato, a volte un dipendente pubblico, che svolge un lavoro altamente qualificato in un’economia capitalista. (D’altronde, ogni tecnologia è anche un apparato di soggettivazione, per usare una terminologia foucaultiana.) Per contro, l’operatore di un impianto fotovoltaico di proprietà comune è libero dal regime del valore.

Le tecnologie aperte, in questo riguardo, riproducono una soggettività post-capitalista e nel frattempo «decolonizzano» la natura.

Mentre il capitalismo impone la propria tecno-logica attraverso le tecnologie chiuse, le tecnologie aperte se ne distaccano e impongono non solo una nuova tecno-logica, ma anche una nuova cosmo-logica: il Sole non è più solo una risorsa da «sfruttare».

Infine, possiamo chiudere il cerchio ritornando alla storia di avvertimento raccontata da Ailton Krenak sull’albero sconosciuto e sulla barbarie della civiltà occidentale. Così come il filosofo indigeno sudamericano contrappone la propria forma di animismo al materialismo del capitale stesso, il solarpunk dovrebbe riprodurre la propria alternativa all’ideologia capitalista. Anche il solarpunk deve decolonizzare la natura, per così dire, dal capitale.

In conclusione, non dovremmo dimenticare che ogni tecnologia è un’ontologia oltre che una cosmologia, un rapporto con il mondo, e che solo un cambiamento radicale nel modo di produzione porterà un nuovo modo di esistere con il mondo e il suo avvenire.

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