Call for writers per il nostro nuovo numero: “Nero”(n.38)

Il sole ama esclusivamente la notte, e dirige verso la terra la sua violenza luminosa – verga ignobile, ma è incapace di raggiungere lo sguardo o la notte, nonostante le distese terrestri notturne si orientino di continuo verso l’immondizia del raggio solare. (G. Bataille, L’ano solare)

Non capita spesso di vedere nero. Ma ora ci sei dentro: here you go. Che ti è successo? Forse sei caduto, svenuto, o hai perso conoscenza. Forse sei solo molto incazzato, e il muro contro cui si schiantano le tue fantasie di vendetta non è che il retro delle tue palpebre. Che poi, dove sta il nero quando vedi nero? Senti che questa oscurità ti prende, ti avvolge, ma non sai bene dire da dove. Non dal dentro, dall’interiorità, da questo niente da perdere che ti sei appena strappato di dosso per gettarlo ai quattro venti, come una maglietta durante una festa agostana. È così che potresti immaginare questa call: l’incontro a una festa, o a un concerto (dei Black Sabbath), uno scambio — rituale e provocatorio — di doni. Potlach.

Aiutaci anche tu a scoprire tutta la misteriosa e seducente iridescenza del nero: dalla felice promessa di accecamento del nero orgasmico, dilatato e rosso dell’estasi — eyes wide shut, a quello profondo e vibrante della rabbia; da quello capriccioso e picnolettico delle droghe, tra midriasi e miosi, al nero abitato da fosfeni prima del sonno, o a quello degli occhi “chiusi sul grande caldo della febbre”, per citare un sofferente Bradbury. Nell’Islam sufi il nero è associato agli stati mistici, in Cina è anche il colore dell’onore, nel vudù quello del coraggio e della forza. L’esperienza di “vedere nero” colora uno stato emotivo, come nel caso dell’umor nero e della melancolia (nella medicina ippocratica e poi nell’alchimia), ma non dice ancora nulla riguardo a come stanno davvero le cose. Insomma, fin qui, non è la situazione ad essere nera, bensì la prospettiva (“Vedo nero”: Zucchero docet).

Non possiamo dire lo stesso della situazione geopolitica e dei conflitti attuali, oggettivamente neri. Il ritorno dei fascismi al potere in Europa e nel mondo, la nuova colonizzazione del continente nero, il dilagare dello sfruttamento di giovani, immigrati e del lavoro nero, l’inflazione che rende impossibile vivere con un solo stipendio, il genocidio in corso di fronte a cui il silenzio è criminale, rendono quasi impossibile non vedere nero. Non vedere tutto e tutti divorarsi a vicenda (nella famiglia, nella scuola, sul lavoro) sprofondando nell’abisso di un unico imperativo: “funziona o muori”. I microfascisti, che tormentano le nostre vite quotidiane, ci ricordano poi che dobbiamo sentirci grati per uno straccio di lavoro o un posto dove vivere: vorrebbero che chiudessimo gli occhi, proprio come si fa ai morti, ma restando ben in vita — come nelle incubatrici di Matrix — per continuare ad alimentare il capitale. Peccato che noi giovani, sfruttati, oppressi, diversi, abbiamo dimostrato di avere gli occhi ben aperti e di essere vivi, più vivi che mai. Certo, molti di noi vedono nero, ma non hanno mai smesso di osservare il marcio della società neoliberale che nel giro di non molti anni è diventato legge, normalità e infine — come i più grandi pensatori ci insegnano, da Nietzsche a Foucault — stato di guerra interna permanente. Il nero, il nero tutto intorno.

Se anche tu vedi nero, quindi, non preoccuparti! Potresti vederci benissimo, e poi non è detto non ci sia anche di che divertirsi! Ora che siamo caduti insieme  — come si ripete nel film L’odio — non dobbiamo più raccontarci che fin qui andava tutto bene, ma l’atterraggio non ci ha spaccato le ossa. Stick and stones may break my bones, but chains and whips excite me: da Rihanna alla mitica Venus in Furs dei Velvet Underground, il nero è dopotutto anche il colore del sado-masochismo.

Gli occhi di chi vede nero sono bianchi come quelli degli oracoli, la pupilla si rovescia e incontra il vuoto cavo del cranio, ammira l’assenza dell’io e di dio in questo nulla interiore mascherato da qualcuno. Un occhio che si rivolta e disobbedisce, una volta per tutte, a chi vorrebbe convincerci che il nero è solo un colore triste, negativo. “Il nero è lugubre prima ancora di essere nero”, diceva Rudolf Arnheim: per noi, generazione cresciuta annaspando nella marea nera della pandemia, delle destre al potere e delle crisi globali, è arrivato il momento di trasgredire, di rovesciare il nero e scoprirne lo splendore.

Potremmo prendere spunto dalla Cosmogonia di Esiodo, dove Chaos è il nome dell’abisso, del buco nero da cui nasce il mondo, oppure dall’esperienza dei mistici, come Juan de la Cruz che parla di una notte più luminosa dell’aurora per l’incontro amoroso tra anime, o ancora potremmo ascoltare Bataille, che ne Il colpevole come in altri testi popola la notte di estasi sensuali e rivelazioni, facendo delle tenebre una splendente occasione per perdersi e ritrovarsi nel corpo dell’altro.

E così, in questa serata di festa in cui ci siamo trovati, il potere ci vorrebbe tutti vestiti di nero, a lutto, tutti segretamente aguzzini dell’altro… E allora spogliamoci, ricordiamoci che il nero è anche il colore della festa e che la notte ci veste già quel che basta, dice la verità della nostra carne come nei quadri di Caravaggio. Spogliamoci del fascismo che non smette di abitarci, del patriarcato, della paura. C’è qualcosa di più nero del premier Meloni che accusa gli antifascisti di diffondere la violenza dopo l’assassinio di Charlie Kirk? C’è qualcosa di più nero di un governo italiano che non riconosce lo Stato di Palestina e che è terzo per fornitura d’armi a Israele? C’è qualcosa di più nero e nazista di una Von der Leyen che fa approvare l’aumento di spese militari in Europa (o più grigio di un Mattarella che firma il Decreto Sicurezza), della polizia che manganella i manifestanti e scopre che un teaser può uccidere, sorprendentemente? No! E allora forse è arrivato il momento di essere incazzati neri. O di vedere nero. Insieme a noi.

Nel prossimo numero di Charta Sporca vorremmo riscoprire la gioia del nero e renderlo il colore della rivolta. Quando ci capita di cogliere nel nero un alleato nel piacere, un amico più sincero della luce? Come possiamo combattere il nero del negativo con un’esperienza (quotidiana, mistica, politica, erotica) dell’oscurità, che ci restituisca una visione altra, più incarnata e disincantata, delle cose? Un po’ come il protagonista di Essi vivono, che indossa i suoi occhiali neri per vedere la realtà al di sotto della menzogna del giorno. La luce, dopotutto, è roba per falene. Vi invitiamo quindi a scrivere, parlare, disegnare, dare una voce o un ritmo a questo nero luminoso che non sta bene su tutto, ma solo su chi vuole ribellarsi e non conformarsi all’odio e all’ignoranza. Fateci scoprire tutte le diverse sfumature di questo nero, mostrateci l’ombra della luce, tutti i colori e le differenze che la notte suggerisce e la lotta reclama.

Potete inviare a redazione@chartasporca.it fino al 25/10/2025 una proposta di max 1000 caratteri, per raccontarci la vostra idea in vista di un articolo (o altre forme, anche multimediali, di contributo).

* Immagine di copertina, Il sabba delle streghe (dettaglio), Francisco Goya, (1821-1823), Museo del Prado, Madrid, crediti qui

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