Dietro tende di cotone Amina consuma una notte insonne; arringhe e dibattimenti le tolgono via il riposo dagli occhi. Occhi crumiri, avrebbero lavorato anche quella notte nel buio della casa di campagna dove la vecchia serva, dopo il pensionamento, aspettava la fine dei suoi giorni. Occhi, mani, corpo, dati per anni ad uso altrui, adesso la scrutano di sbieco…
Occhi in fuga da una verità terebrante inciampano nel buio: Amina, la vita, se l’era bruciata, e adesso che era tornata sua non sapeva più che farsene.
Poi un ricordo — come spesso accade — le si appiccica addosso come un panno bagnato: milioni e milioni di umide grinze adesso la circondano, intimandola a ficcarcisi dentro, a frugare con le mani, arraffando quanto vi si trova annidato. Ed è subito una man bassa di umori viscosi ciò che la travolge; uno sciopero, violento, di uno. Una manna.
Buon dio!



























